La disdetta

6 settembre 2020

da “Qualcosa è andato storto”, Porto Seguro editore, 2019

Era molto piccolo quando il padre ricevette la di­sdetta dal padrone. Caricarono quel poco che era loro su un vecchio carro e si avviarono verso il nuovo pode­re. Due giorni di viaggio con soste per far mangiare e abbeverare i buoi. La notte la passarono nella stalla di un contadino che conoscevano. Questi diede ricovero ai buoi e fece posto per loro nella stalla. Lui, la madre e gli altri tre fratelli si stesero sulla paglia pulita, co­prendosi con una copertaccia che il contadino aveva portato, il padre si tolse la giubba e la stese in terra, ma dormì ben poco. Passò diverse ore a parlare con l’uomo che gli aveva dato riparo nel retro della stalla dove si teneva paglia e fieno. Dovevano avere del vino perché si sentiva il contatto di una bottiglia sull’orlo di un bicchiere e dovevano sicuramente discutere di cose importanti perché parlavano a bassa voce. Sentiva il padre che raccontava della disdetta, del padrone che l’aveva cacciato perché s’era intestardito a mandare a scuola i figli invece di portarli nei campi o affidarli al pastore che aveva bisogno di servi. All’inizio pensava che il padrone scherzasse – era un tipo scherzoso che amava bere e farsi quattro risate con i contadini – ma dovette poi ricredersi. Su quella maledetta lettera che gli aveva inviato, con tanto di bolli, che dovette far leggere al prete perché lui era analfabeta, c’era scritto che a fine stagione il rapporto di mezzadria aveva ter­mine e aggiungeva un elenco di lavori che non aveva svolto a regola d’arte. Gli s’imputava pure il taglio non autorizzato del gelso secco, quello che stava per cadergli sulla casa. Era stato fortunato a trovare un podere, piuttosto grande, non troppo lontano dal paese e dalla scuola. Certo era un podere di collina con rese più basse, con la terra che si sfarina, e tanti ulivi da ripiantare dopo la galaverna. Tanto lavoro da fare ma a lui non faceva paura il lavoro, lo spaventava la ma­lattia e la cattiveria delle persone.

Restarono per anni in quel podere, molto più gran­de del precedente ma con la terra piena di sassi che rendeva poco e chiedeva il sangue. Gli ulivi ripresero presto a produrre ed erano la vera ricchezza, tanto che dovevano chiamare gente per la raccolta che si pro­lungava fino a Natale. La casa era poco più grande di quella che avevano lasciato e meno umida, ma quando tirava la tramontana sembrava di stare all’aperto e il focolare non tirava e affumicava la stanza dove si cu­cinava e mangiava. Il padre fece sforzi eccezionali per permettere a tutti e quattro i figli di studiare, «almeno fino alla terza media». I suoi due fratelli smisero dopo la licenza, la sorella frequentò un corso di taglio e cucito e cominciò a lavorare da sarta, lui, forse il più diligente dei quattro, ebbe modo di proseguire gli studi. Prima il ginnasio, poi il liceo e a seguire l’università.

«Diventerà avvocato» diceva il padre ai contadini, «e difenderà i nostri diritti. Finalmente dovranno ascoltarci.»

Le cose non erano andate come il padre si aspettava, il figlio si laureò con il massimo dei voti, ma entrò a lavorare in uno studio che difendeva gli agrari, che si occupava di disdette e di alienazioni. Cercò di non far mancare nulla ai suoi familiari ma non prese mai le difese dei contadini, anzi, più di una volta fu lui a determinare la cacciata di intere famiglie che magari conosceva bene.

Il libro è disponibile sirettamente sul sito della casa editrice Porto Seguro Editore e sui portali online Amazon, Feltrinelli, Ibs, Libreriauniversitaria, Mondadori store, Libraccio e Unilibro.

Si può ordinare in tutte le librerie.

“In un romanzo il Paese e la sua deriva”, recensione di Nicola Vacca

1 giugno 2020
In foto Nicola Vacca

Riporto la recensione di Nicola Vacca del mio Qualcosa è andato storto apparsa il 18 maggio sul blog Zona di Disagio

La letteratura che racconta questo sciagurato Paese con lucidità e chiarezza, con uno spirito di denuncia schietto e senza filtri, non ne vedo troppa in giro.

I narratori italiani, almeno la maggior parte sono sempre occupati a confezionare storie per i loro libri fabbricati da dare in pasto al mercato che può contare su lettori non sempre esigenti.

Questo accade spesso nella patria malata delle nostre lettere, basta dare un’occhiata alla classifiche dei libri più venduti per farsi prendere dallo sconforto.

Per fortuna esiste una narrativa che resiste e scrittori che scrivono romanzi perché vogliono dire quello che realmente pensano, infischiandosene del mercato e degli editor.

Mi è capitato tra le mani Qualcosa è andato storto, il romanzo di Enrico Cerquiglini.

Non conoscevo questo autore. Enrico gentilmente mi ha mandato in lettura il suo libro e così attraverso la sua scrittura ho imparato a conoscerlo.

Un romanzo polifonico, politico,  crudo e a tratti spietato in cui il suo autore con una scrittura precisa e tagliente ha cercato di rappresentare la dissoluzione di un paese, inteso sia come microcosmo che come metafora dell’Italia e dell’Occidente stesso. Se c’è un paese in cui più di qualcosa è andato storto, questo è il nostro.

L’autore è riuscito benissimo a raccontare lo sfacelo di una Repubblica che sta perdendo pezzi. Lo ha fatto scegliendo un impianto corale.

In seicento pagine troveremo storie di persone, di partenze e di ritorni, tuffi nel passato, smarrimenti nel presente

Ci troveremo davanti al ritratto di un’umanità dolente che ha perso il senso dell’appartenenza e il senso della Nazione, uomini e donne con i loro problemi quotidiani, sociali e economici che si muovono come anime morte in un presente senza più ideali né punti di riferimento.

I destini individuali dei numerosi personaggi senza nome si intrecciano con la storia politica e sociale del nostro Paese, e Cerquglini con un disincanto carico di analisi introspettiva ci racconta la dissoluzione italiana e di noi che ci stiamo perdendo con tutta la nostra capacità di essere popolo.

Qualcosa è andato storto è un libro complesso e dentro le sue numerose storie di persone che partono da un punto geografico vago per perdersi nelle mille direzioni della vita, ci siamo tutti noi con le nostre storie di esseri umani fragili e di italiani, che assistiamo impotenti alla dissoluzione del nostro Paese. E se qualcosa è andato storto, la colpa prima di tutto è principalmente nostra.

(Enrico Cerquiglini,  Qualcosa è andato storto,  Porto Seguro editore , pagine 610, € 15,90)

Sedici anni senza Pantani

14 febbraio 2020

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 Come fai a non farti male?

A Marco Pantani
In memoria

Sanno parlare e scrivere “loro”
sono bravi con le parole
intingono le dita nel fango
le passano sul foglio ed è verità
verità plausibile pubblica verità
sanno elogiarti quando li traini in salita
quando scarichi sui pedali
tutta la rabbia della vita
salgono a rimorchio
succhiano le ruote
gareggiano ad incensarti.

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Davvero “Qualcosa è andato storto”

12 febbraio 2020

Manette_Modificato

Avevano fatto il vuoto attorno a lui, lo evitavano come fosse un appestato, uno che ti può contaminare col solo cenno di saluto. Si era accorto di questa situazione e non riusciva a capacitarsene. Era sempre stato corretto con tutti, mai una parola di troppo, mai uno screzio, una lite, un contrasto; si era sempre prodigato per aiutare chi si trovava in difficoltà e l’aveva sempre fatto col sorriso sulle labbra. Fino all’anno prima sembrava regnasse l’armonia, si organizzavano cene, gite fuori porta, escursioni, anche vacanze insieme… all’improvviso era cambiato tutto. Un tizio, venuto appositamente dalla Germania, dalla casa madre, cercò di convincere i dipendenti che, a causa di una crisi che stava falcidiando gli utili, era necessario che tutti fossero disposti a far sacrifici. In molte aziende si era proceduto con il taglio di posti lavoro, operazione elegantemente chiamata razionalizzazione, ma questo non rientrava nella mission della multinazionale per cui lavorava, sempre attenta al sociale, ai valori cristiani e alla sacralità della persona. Fu proposta una drastica riduzione degli stipendi. Tutti si guardavano increduli, sapevano che il fatturato, almeno nella loro filiale, era nettamente aumentato, che la crisi nemmeno era stata avvertita. Ma si guardavano intimoriti, senza nemmeno il coraggio di replicare, di chiedere ulteriori spiegazioni. Leggi il seguito di questo post »

Da “Qualcosa è andato storto”

4 febbraio 2020

Schiavi_Modificato

«Io non sono razzista», lo ribadiva ad ogni occasione. Tutto sembrava dargli ragione. Lo si vedeva spesso, di notte, contrattare il piacere lungo i viali della città con giovani gazzelle africane; fu il primo ad assumere immigrati africani e asiatici nella sua azienda agricola: «Sono persone impagabili, disponibili, lavoratori più degli italiani, non si lamentano per un nonnulla, non sono piantagrane…». Un idillio che si ruppe per ingerenze esterne. Diede un giorno un calcio nel didietro a un raccoglitore di pomodori, che si era alzato per stirarsi la schiena, un calcio innocente che però gli fece sbattere la faccia contro il cingolo di un trattore, un innocuo richiamo al dovere del lavoro che nobilita l’uomo che si trasformò in una profonda ferita al volto. Ma l’africano non lo prese bene questo paterno rimbrotto, denunciò la cosa al Pronto soccorso e da allora si accesero i riflettori sul nostro benefattore. Risultò che gli immigrati lavoravano senza un contratto, senza un salario fisso: il pasto, un posto letto e qualche cento euro di generosa elargizione. Lavoravano tutti i giorni, domeniche comprese, da levata a calata, e dormivano nelle vecchie stalle di un cascinale diruto.

«Io non sono razzista – ribadiva ai solidali cittadini – sono loro che sono irriconoscenti, che pretendono chissà che cosa. Li ho tolti dalla strada, dalla malavita, e vedete come mi hanno ringraziato? Io non sono razzista, ma questi ti ci fanno diventare!»

Enrico Cerquiglini, Qualcosa è andato storto, Porto Seguro Editore, 2019.

Un disegno di Vittoria Maltese per “Qualcosa è andato storto”

27 gennaio 2020

Ringrazio commosso Vittora Maltese – grande poetessa e disegnatrice – per questo omaggio al mio Qualcosa è andato storto. Capita, come in questo caso, che un disegno dica più di tante pagine.

Bartolucci

Precisazioni su “Qualcosa è andato storto”

26 gennaio 2020

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È passato più di un mese dall’uscita di Qualcosa è andato storto (Porto Seguro Editore, 2019). In questo periodo, piuttosto difficile da un punto di vista personale, diversi lettori (che non posso che ringraziare) mi hanno posto domande su alcuni aspetti testuali del “romanzo” e sulle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo volume. Naturalmente ho risposto a tutti. Ho pensato che alcune delle risposte date possano servire a illustrare meglio il contenuto e le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere Qualcosa è andato storto.

Riporto alcune delle domande e delle risposte:

Perché hai scritto questo romanzo?

Questa è la domanda che dovrebbe essere fatta a chiunque scrive, ha scritto o si accinge a scrivere un libro. Le risposte possono essere molteplici. C’è chi si aspetta la gloria letteraria, chi il successo economico, chi il riconoscimento del suo innegabile valore, chi, come me, perché ha sentito l’urgenza e la necessità di mettere nero su bianco vite che mi sono rimBlog2aste dentro ma destinate inesorabilmente all’oblio. Ma le vite non sono sufficienti per spiegare il motivo che mi ha spinto a scrivere questo “romanzo”. Le vite assumono un senso se si muovono in un luogo – geografico in senso stretto o metaforico – o se di questo luogo sono state private. Ed ecco che il quadro ha cominciato a farsi chiaro. Il paese diventa il luogo – fisico, psichico e metaforico – in cui far muovere e dipanare vite che si legano tra loro o si perdono seguendo l’onda di uno sviluppo che troppo spesso non si coniuga al progresso.

È un libro che sentivo di dover scrivere e che è nato senza fatica, senza blocchi, senza troppi problemi.

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Recensione di Gian Ruggero Manzoni

15 gennaio 2020

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La recensione di Gian Ruggero Manzoni di Qualcosa è andato storto

Questo romanzo di Enrico Cerquiglini, “perdurante, con tenuta, per 614 pagine”, merita una presentazione a tutto campo, considerato il come l’ho apprezzato, mi ha coinvolto, vi sono entrato, me lo sono assaporato lentamente, raccontino dopo raccontino, personaggio dopo personaggio, il tutto formante una galleria (di quelle che io adoro) che danno aspetto a un intero universo, perché tanti i protagonisti che, a loro volta, donano vita ad altri protagonisti, fino a giungere, in questa sorta di “libro mondo”, ai 7 miliardi e 600 milioni di individui (circa), cioè quelli che oggi, gennaio 2020, formano la popolazione (di specie umana) presente su questo pianeta … un pianeta sparso, per ora, visto quello che non sappiamo, nel “nulla”, come “nulle”, il più delle volte, si presentano, appunto e di seguito, le nostre esistenze. Leggi il seguito di questo post »

Buon 2020

31 dicembre 2019

2020 mod_Modificato

Dov’eravate? Dov’eravamo? di Enrico Cerquiglini

29 dicembre 2019

Realtà_Modificato

Dov’eravate,
uomini bitumati,
quando dagli altiforni
uscivano lapilli e pane avvelenato?
Dov’eravate,
sirene uscite schiumanti
da acque tropicali,
quando nelle strade
si riversavano
le dieci piaghe d’Egitto?
Dov’eravate,
madri premurose
e timorose d’ogni dio,
quando lobotomizzavano
le vostre creature?

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