Sedici anni senza Pantani

14 febbraio 2020

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 Come fai a non farti male?

A Marco Pantani
In memoria

Sanno parlare e scrivere “loro”
sono bravi con le parole
intingono le dita nel fango
le passano sul foglio ed è verità
verità plausibile pubblica verità
sanno elogiarti quando li traini in salita
quando scarichi sui pedali
tutta la rabbia della vita
salgono a rimorchio
succhiano le ruote
gareggiano ad incensarti.

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Davvero “Qualcosa è andato storto”

12 febbraio 2020

Manette_Modificato

Avevano fatto il vuoto attorno a lui, lo evitavano come fosse un appestato, uno che ti può contaminare col solo cenno di saluto. Si era accorto di questa situazione e non riusciva a capacitarsene. Era sempre stato corretto con tutti, mai una parola di troppo, mai uno screzio, una lite, un contrasto; si era sempre prodigato per aiutare chi si trovava in difficoltà e l’aveva sempre fatto col sorriso sulle labbra. Fino all’anno prima sembrava regnasse l’armonia, si organizzavano cene, gite fuori porta, escursioni, anche vacanze insieme… all’improvviso era cambiato tutto. Un tizio, venuto appositamente dalla Germania, dalla casa madre, cercò di convincere i dipendenti che, a causa di una crisi che stava falcidiando gli utili, era necessario che tutti fossero disposti a far sacrifici. In molte aziende si era proceduto con il taglio di posti lavoro, operazione elegantemente chiamata razionalizzazione, ma questo non rientrava nella mission della multinazionale per cui lavorava, sempre attenta al sociale, ai valori cristiani e alla sacralità della persona. Fu proposta una drastica riduzione degli stipendi. Tutti si guardavano increduli, sapevano che il fatturato, almeno nella loro filiale, era nettamente aumentato, che la crisi nemmeno era stata avvertita. Ma si guardavano intimoriti, senza nemmeno il coraggio di replicare, di chiedere ulteriori spiegazioni. Leggi il seguito di questo post »

Da “Qualcosa è andato storto”

4 febbraio 2020

Schiavi_Modificato

«Io non sono razzista», lo ribadiva ad ogni occasione. Tutto sembrava dargli ragione. Lo si vedeva spesso, di notte, contrattare il piacere lungo i viali della città con giovani gazzelle africane; fu il primo ad assumere immigrati africani e asiatici nella sua azienda agricola: «Sono persone impagabili, disponibili, lavoratori più degli italiani, non si lamentano per un nonnulla, non sono piantagrane…». Un idillio che si ruppe per ingerenze esterne. Diede un giorno un calcio nel didietro a un raccoglitore di pomodori, che si era alzato per stirarsi la schiena, un calcio innocente che però gli fece sbattere la faccia contro il cingolo di un trattore, un innocuo richiamo al dovere del lavoro che nobilita l’uomo che si trasformò in una profonda ferita al volto. Ma l’africano non lo prese bene questo paterno rimbrotto, denunciò la cosa al Pronto soccorso e da allora si accesero i riflettori sul nostro benefattore. Risultò che gli immigrati lavoravano senza un contratto, senza un salario fisso: il pasto, un posto letto e qualche cento euro di generosa elargizione. Lavoravano tutti i giorni, domeniche comprese, da levata a calata, e dormivano nelle vecchie stalle di un cascinale diruto.

«Io non sono razzista – ribadiva ai solidali cittadini – sono loro che sono irriconoscenti, che pretendono chissà che cosa. Li ho tolti dalla strada, dalla malavita, e vedete come mi hanno ringraziato? Io non sono razzista, ma questi ti ci fanno diventare!»

Enrico Cerquiglini, Qualcosa è andato storto, Porto Seguro Editore, 2019.

Un disegno di Vittoria Maltese per “Qualcosa è andato storto”

27 gennaio 2020

Ringrazio commosso Vittora Maltese – grande poetessa e disegnatrice – per questo omaggio al mio Qualcosa è andato storto. Capita, come in questo caso, che un disegno dica più di tante pagine.

Bartolucci

Precisazioni su “Qualcosa è andato storto”

26 gennaio 2020

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È passato più di un mese dall’uscita di Qualcosa è andato storto (Porto Seguro Editore, 2019). In questo periodo, piuttosto difficile da un punto di vista personale, diversi lettori (che non posso che ringraziare) mi hanno posto domande su alcuni aspetti testuali del “romanzo” e sulle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo volume. Naturalmente ho risposto a tutti. Ho pensato che alcune delle risposte date possano servire a illustrare meglio il contenuto e le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere Qualcosa è andato storto.

Riporto alcune delle domande e delle risposte:

Perché hai scritto questo romanzo?

Questa è la domanda che dovrebbe essere fatta a chiunque scrive, ha scritto o si accinge a scrivere un libro. Le risposte possono essere molteplici. C’è chi si aspetta la gloria letteraria, chi il successo economico, chi il riconoscimento del suo innegabile valore, chi, come me, perché ha sentito l’urgenza e la necessità di mettere nero su bianco vite che mi sono rimBlog2aste dentro ma destinate inesorabilmente all’oblio. Ma le vite non sono sufficienti per spiegare il motivo che mi ha spinto a scrivere questo “romanzo”. Le vite assumono un senso se si muovono in un luogo – geografico in senso stretto o metaforico – o se di questo luogo sono state private. Ed ecco che il quadro ha cominciato a farsi chiaro. Il paese diventa il luogo – fisico, psichico e metaforico – in cui far muovere e dipanare vite che si legano tra loro o si perdono seguendo l’onda di uno sviluppo che troppo spesso non si coniuga al progresso.

È un libro che sentivo di dover scrivere e che è nato senza fatica, senza blocchi, senza troppi problemi.

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Recensione di Gian Ruggero Manzoni

15 gennaio 2020

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La recensione di Gian Ruggero Manzoni di Qualcosa è andato storto

Questo romanzo di Enrico Cerquiglini, “perdurante, con tenuta, per 614 pagine”, merita una presentazione a tutto campo, considerato il come l’ho apprezzato, mi ha coinvolto, vi sono entrato, me lo sono assaporato lentamente, raccontino dopo raccontino, personaggio dopo personaggio, il tutto formante una galleria (di quelle che io adoro) che danno aspetto a un intero universo, perché tanti i protagonisti che, a loro volta, donano vita ad altri protagonisti, fino a giungere, in questa sorta di “libro mondo”, ai 7 miliardi e 600 milioni di individui (circa), cioè quelli che oggi, gennaio 2020, formano la popolazione (di specie umana) presente su questo pianeta … un pianeta sparso, per ora, visto quello che non sappiamo, nel “nulla”, come “nulle”, il più delle volte, si presentano, appunto e di seguito, le nostre esistenze. Leggi il seguito di questo post »

Buon 2020

31 dicembre 2019

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Dov’eravate? Dov’eravamo? di Enrico Cerquiglini

29 dicembre 2019

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Dov’eravate,
uomini bitumati,
quando dagli altiforni
uscivano lapilli e pane avvelenato?
Dov’eravate,
sirene uscite schiumanti
da acque tropicali,
quando nelle strade
si riversavano
le dieci piaghe d’Egitto?
Dov’eravate,
madri premurose
e timorose d’ogni dio,
quando lobotomizzavano
le vostre creature?

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Un Natale da “Qualcosa è andato storto”

24 dicembre 2019

Enrico Cerquiglini, Qualcosa è andato storto, Roma, Porto Seguro Editore, 2019

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Arrivava anche da lui il suono delle zampogne. Non lo sentiva da anni e si ricordava quando arrivavano gli zampognari dalle montagne dell’Abruzzo e suonavano la pastorella, salendo il paese dall’osteria alla piazza, fermandosi ad ogni casa per ricevere un’offerta, un bicchiere di vino o qualcosa da mangiare.
Per anni non si erano più visti da quelle parti, si erano di certo spostati in città: c’è più gente ed è più facile rimediare qualche soldo senza fare tanta strada. Ma quel suono, che sembrava venire dalla piazza, lo incuriosiva sempre di più e gli sembrava, inoltre, di sentire anche un vocìo e un rumore di carri in lontananza. Si fece forza e, maledicendo l’artrosi, si vestì alla meno peggio. Prese il bastone e fece cenno al cane di andare. La bestiola lo guardò incredulo: dove vuole andare nel cuore della notte? s’è forse ammattito?

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Presentazione di “Qualcosa è andato storto” – Teatro di Gualdo Cattaneo – 20 dicembre 2019 – ore 21:00

19 dicembre 2019

Pr Gualdo