F.lli d’Italia vuole un posto nella giunta… in Regiome Umbria vignetta di Ulde(rico Sbarra)

26 novembre 2021

È davvero difficile tenersi lontani dal potere, “un’assenza che pesa” e “divenuta del tutto insostenibile”

Rock to death… Pillon senza freni… (vignetta di Ulderico Sbarra)

18 novembre 2021

Ora Simone Pillon ha un nuovo bersaglio: i Måneskin, rei di aver affermato «Peccato per i diritti civili, dove continuiamo a rimanere indietro e invece per noi sarebbe stata la vittoria più importante». Non l’avessero mai fatto, ecco che il fervore del deputato della Lega che si lancia in consigli di rock ultracattolico in salsa leghista da combattimento: «È facile andare secondo la corrente del politicamente corr(o)tto. Da giovani che si dicono alternativi e ribelli mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che so, sul palco in smoking i maschietti e in abito da sera la signorina, con tanto di dichiarazioni tipo “i bambini hanno il diritto di avere una mamma e un papà”. Allora sì che avremmo visto qualcosa di davvero dirompente. Certo, si sarebbero scordati i premi e gli applausi del mainstream, ma avrebbero dimostrato di essere davvero fuori dagli schemi. Invece è sempre la solita solfa». Perché magari non cambiare anche i testi e il look di quei vecchi impenitenti delle Pietre ruzzolanti, o degli Scarafaggi… Ma giusto Pillon, moralizziamolo il rock, che Povia diventi, per legge, l’idolo delle ragazzine in estasi nel loro immacolato burqa da concerto.

Rock to death… Pillon senza freni…

Il territorio umbro nella fascia a maggior rischio di morte e di infortuni sul lavoro

10 novembre 2021

Parlano chiaro i dati dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega engineering di Mestre: l’Umbria, insieme a Campania, Basilicata, Molise Abruzzo e Valle d’Aosta, è una regione ad alta intensità di incidenti sul lavoro ben al di sopra della media nazionale (circa il 25% in più). Sono dati allarmanti ma che spesso vengono ignorati o, peggio, oscurati dai media, indirizzati ad esaltare una ripresa che sembra ignorare il bene dei cittadini lavoratori e non. Troppo spesso si finge di non vedere, di non capire che dietro ad ogni morto c’è una vita, una storia, una catena di affetti e di progetti che vengono spezzati per sempre. E gli incidenti finiscono per colpire i lavoratori meno qualificati, quindi meno retribuiti, e, se ci si pensa, si arriva a concludere che si è persa la vita per pochi euro, perché spesso il costo del lavoro diventa solo un qualcosa da ridurre per far aumentare i profitti. Quando si riduce il costo del lavoro e aumentano i morti sul lavoro tutti dovremmo cercare di capire cosa stia succedendo e la politica, in primis, dovrebbe fornire risposte.

Il tributo di vite alla produzione in Umbria rimane sempre troppo alto.

L’Umbria riparte – vignetta di Ulde(rico Sbarra)

5 novembre 2021

Con entusiasmo le gazzette umbre riportano dati sulla crescita economica della regione, non parlano di nuovo boom economico ma poco ci manca, pseudopolitici si attribuiscono meriti di questa «rinascita» dell’economia regionale (forse per non aver fatto nulla, per non aver toccato niente di niente!), tutti novelli De Gasperi, novelli Mattei, novelli qualcosa (magari anche dèi minori). Eppure per le strade, nelle piazze, tutto questo giubilo per le rinnovate capacità produttive della regione non si coglie. Restano i musi lunghi, la rabbia per la disoccupazione, il timore per il futuro proprio e dei figli. Che sia un boom economico che espelle l’uomo dalle attività produttive? Che sia il solito andazzo: aumenta il Pil ma diminuisce l’occupazione? O è solo un mezzo rimbalzo legato alla pausa della pandemia? Certo che attribuirsi meriti per non avere fatto assolutamente nulla, in un periodo in cui il mondo è messo a dura prova, non è certo indice di grande intelligenza politica. L’Umbria necessita di cambiamenti effettivi, di un piano di rilancio del lavoro e delle attività produttive se non vuole diventare famosa nel mondo, oltre che per Francesco d’Assisi, per la produzione di lavoratori in ripartenza verso le mete tradizionali dell’emigrazione italiana.

Buoni i dati economici regionali… l’Umbria riparte

Un paese “normalizzato” e altri scenari

18 ottobre 2021

Senza entusiasmi si è chiusa questa tornata elettorale: pochi elettori si sono recati alle urne, sia al primo che al secondo turno; il Pd (in questa conta con basse percentuali) canta vittoria, e in effetti è riuscito a piazzare diversi sindaci nelle principali città del paese (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, ecc); il centrodestra, più destra che centro, ho raccolto le briciole e perso le maggiori città del paese. Il quadro si sta “normalizzando” e questa parola fa venire i brividi: stiamo tornando ad una specie di bipolarismo malato di falsi radicalismi, un bipolarismo che viene spesso superato nelle segrete stanze in nome degli affari o del bene comune, che dir si voglia. Quindi sentiremo ancora sbraitare a destra e a manca, alimentando estremismi di cui nessuno sente il bisogno. Quello che sembra chiarissimo è che l’Italia s’è richiusa a riccio su posizioni conservatrici e chiuse ad ogni cambiamento. I due schieramenti, al netto della propaganda, si equivalgono. Qualcuno sogna di guidare partiti di governo e di lotta, ma sono solo manfrine per catturare i consensi degli allocchi. Il quadro è chiaro: Draghi forever è il grido che unisce i partiti, un po’ meno la nazione. Ma coloro che non si riconoscono in questo bipolarismo farlocco non hanno ancora voce e sono diventati molto scettici dopo l’esperienza M5S. Serve un’alternativa a questo sistema che si rinsalda sempre grazie ai media e all’opportunismo di politicanti a caccia di privilegi. Il paese ha forze vive ma devono organizzarsi, studiare l’involuzione del M5S e costruire un soggetto che sia davvero in grado di ridare la sovranità al popolo, allontanando da sé il fascistume e il becero nazionalismo. Ma forse siamo ormai fuori tempo massimo e ci terremo i tecnocrati al governo e gli affaristi senza scrupoli nell’economia, come sempre.

L’opera d’arte di ULDE(rico Sbarra)

12 settembre 2021

Polemiche a livello nazionale sul fasciomercato di Perugia: Montanari sul Venerdi di Repubblica, interpellanza di Fratoianni, risposte di La Russa, Sgarbi etc…

L’opera d’arte

Afghanistan, disinformazione e ignoranza

28 agosto 2021

Il modo in cui in questi venti anni è stato raccontato l’Afghanistan, la guerra, l’occupazione del paese, la lotta ai taliban, la semina della democrazia (copyright american-consumistico-occidentale), la laicizzazione, ecc. somiglia molto alle supercazzole di Amici miei, manca sono “come se fosse Antani”, o forse c’è ma è stato mal tradotto. La sconfitta non è solo militare, quello ci potrebbe stare, ma è la sconfitta della narrazione occidentale, dei tromboni della grande stampa occidentale, dell’informazione ridotta a bollettino della propaganda unificata. E vedere oggi questi giganti del pensiero confondere e considerare termini come Taliban, al-Qaeda, Isis alla stregua di sinonimi fa sorridere amaramente, ma visto che ci sono i morti dilaniati più che sorridere fa incaxxare, e non poco. Come fanno incaxxare tutte le stupidaggini che ci propinano per mettere una pezza alla disinformazione sistematica a cui abbiamo assistito.

Bye bye… di ULDE(rico Sbarra)

18 agosto 2021

L’Occidente e l’Afghanistan

17 agosto 2021

In queste ore in Afghanistan si sta scrivendo una storia che rischia di scompaginare l’intero Occidente. Ogni paragone con il Vietnam – a parte le dinamiche della fuga degli americani – è privo di fondamento, perché in Afghanistan si sta verificando qualcosa non previsto dall’ottimismo seriale del liberismo occidentale. Molti, nel passato, hanno dovuto levare le tende dall’Afghanistan lasciando sul terreno morti e onore (basta ricordare gli inglesi ed i sovietici), ma nel presente l’ottimismo a stelle e strisce supportato dalle nazioni europee ha subito una sconfitta senza precedenti – e la cosa non riguarda il piano militare. Ciò che nel passato era riuscito abbastanza agevolmente agli americani, cioè l’addomesticamento culturale attraverso la leva del consumismo e la distruzione o la trasformazione di valori arcaici e tradizioni (vedasi i casi di Italia, Germania e Giappone dopo la seconda guerra mondiale e subito dopo quello della Corea del Sud), non è accaduto in Afghanistan e non sta accadendo in Iraq. Per quanto riguarda il Vietnam, gli Stati Uniti lasciarono il campo ma ciò che sostituì il loro potere non fu affatto un’ideologia arcaica ma un’ideologia, quella marxista, che affondava le sue radici su principi economici, uguali e/o contrari a quelli del capitalismo: la stessa medaglia. Quindi una sconfitta militare e solo in parte economica (cosa è stato del Vietnam è sotto gli occhi di tutti). Ma in Afghanistan le cose sono andate molto, ma molto diversamente.  

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San Feliciano… 《il vizietto》 di Ulde (rico Sbarra)

11 agosto 2021