Sandro Penna tra vita e realtà (a quarant’anni dalla morte)

22 gennaio 2017

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Sandro Penna ci lasciò il 21 gennaio 1977. Per ricordarlo ripropongo un mio testo del 2007. (c.e.)

Non c’è, nella letteratura italiana, un poeta che, come Sandro Penna, abbia delimitato in modo preciso e assoluto il proprio mondo poetico. Nulla, o quasi, dell’agire umano rientra negli interessi del suo universo. L’agire umano, qualunque ne sia il campo, non desta in Penna alcun interesse. Il mondo reale, con la congerie di problemi, di complicazioni, non trova spazio, se non come mondo “altro” da escludere o escludente. Da qui muove in duplice direzione. Il mondo degli uomini, o, per meglio dire, degli adulti, dei loro commerci e affanni non sollecita alcuna curiosità. Rarissime sono le “apparizioni” di adulti e tutte più o meno casuali o svolgenti la funzione prosaica di rompere l’incanto del costrutto erotico e ricondurre la vita, deprivata di ogni valenza vitale, nel viale a-poetico della realtà. Quando invece questo mondo è escludente, il Penna poeta avverte questo suo essere fuori posto (La sera la vergogna ai colmi vini / mi prese: alla taverna cosa stavo io a fare?) [da Croce e delizia]*, questa negazione del riconoscimento di sé come soggetto umano. La sua disappartenenza diventa concreta, si manifesta in disagio da cui non si esce se non con una repentina e reiterata fuga.

Solo in questo caso il buio lo garantisce, lo preserva dal pensiero di un sé confuso e diffuso in gruppi di apparentemente simili. Leggi il seguito di questo post »

Lavoro addio!

31 dicembre 2016

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La crisi economica planetaria, di cui ancora portiamo addosso ferite sanguinanti, ha avuto come principale conseguenza una diffusa deindustrializzazione in molti paesi del cosiddetto “Occidente” (occidente=occasus “declino, rovina” per dirla con Nietzsche) e a seguire una disoccupazione di massa, un deprezzamento del lavoro e, ça va sans dire, una perdita irreparabile dei diritti dei lavoratori. Che le politiche messe in atto in Europa e nel resto dell’Occidente (rigore contabile, tagli allo stato sociale, ultraliberalizzazione e interventi statali per tamponare le falle di un capitalismo rapace quanto privo di prospettive) siano state inefficaci è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo paesi – vedasi la Grecia, ma anche l’Italia sembra avviata nella stessa direzione – ridotti a vuoti simulacri, svuotati di speranza e immiseriti, in balìa di classi dirigenti corrotte e prive di scrupoli, completamente avulse dalla realtà effettuale; paesi che hanno come sola prospettiva – fermo restando il quadro politico internazionale – il sopravvivere all’istante. Leggi il seguito di questo post »

La faccia triste dell’America

11 novembre 2016
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Foto di Misha Gordin

In questi due giorni, dopo le elezioni presidenziali vinte da Donald John Trump, mi è capitato di leggere cose al limite del surreale. Qualcuno ha anche tirato in ballo il sistema elettorale americano, giudicandolo inadeguato in quanto il vincitore, in termini di voti, avrebbe raccolto più consensi della sconfitta, non tenendo minimamente conto della natura federalista degli Usa, né tantomeno della singolarità della vita democratica statunitense. Il sistema elettorale americano ha sempre puntato a creare un equilibrio tra i vari stati della federazione e questo equilibrio ormai regge da svariati decenni e nessuno si è mai sognato, magari per interesse di partito, di introdurre riforme orripilanti come i nostrani porcellum o italicum. Regole certe e condivise hanno permesso agli Usa una stabilità ben più che consolidata. Inoltre il sistema americano ha dei contrappesi (funzionanti) al potere del Presidente. Capisco che la smania delle riforme costituzionali abbia contagiato tutti nella nostra penisola, ma consigliare agli Usa come debbano esercitare il diritto di voto mi sembra una paradossale idiozia. Noi, paese in cui la democrazia non ha mai abbarbicato, dovremmo indicare agli Stati Uniti come dovrebbero fare? Ma chi afferma questo ha idea di come funzionano il porcellum e l’italicum?bangladesh-10-02-09-megacities8_2964458_708347
Si afferma inoltre che avendo votato solo il 55,6% degli americani in realtà Trump avrebbe ottenuto solo il voto di poco più di un quarto dell’elettorato. Ma anche per Obama, al secondo mandato, la percentuale dei votanti fu pressappoco simile, come per tanti altri presidenti.

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Poi venne il tempo di Trump, il tycoon…

9 novembre 2016

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Oggi è un giorno nero per gli Usa. Non lo sarebbe stato di meno se avesse vinto la Hillary Diane Rodham Clinton. Queste elezioni hanno mostrato quanto si possa scendere in basso. Molti invitavano a votare il meno peggio dei due. Forse intendevano la signora Clinton. Forse gli americani, che la conoscono meglio di noi, hanno valutato che il meno peggio era il tycoon cotonato.
Una riflessione c’è però da farla: queste elezioni americane hanno segnato la fine di una politica fatta di proclami e di scarsi o nulli riscontri. Il ceto medio sprofonda nella povertà, la crisi, almeno negli Usa, si è superata senza garantire alcuna equità sociale. Si moltiplicano gli utili delle multinazionali mentre interi strati della popolazione sono condannati al definitivo impoverimento. Cresce il Pil americano ma crescono anche le diseguaglianze, le discriminazioni; cala invece la credibilità internazionale del gendarme americano: negli ultimi decenni la politica estera americana è stata caratterizzata da continui, ripetuti ed insistiti disastri. Non sarà certo Trump colui che migliorerà le condizioni economiche di chi l’ha votato, ma questi hanno almeno cercato di non assecondare una politica che sarebbe sicuramente stata nel solco della continuità.

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Questa nostra epoca

31 agosto 2016

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Questa nostra epoca esalta la bellezza delle città, delle donne, degli uomini…
eppure siamo circondati dalla bruttezza
Questa nostra epoca esalta il cibo, la cucina, l’arte culinaria…
eppure non si è mai mangiato male come ora
Questa nostra epoca esalta l’originalità, l’individualismo…
eppure in giro si vedono persone in fotocopia, pecore belanti
Questa nostra epoca esalta l’informazione, la connessione costante…
eppure mai come in questi anni si è vista tanta ignoranza, tanta disinformazione
Questa nostra epoca esalta la ricchezza, il successo, il benessere…
eppure mai come in questi anni si è vista tanta povertà, frustrazione e degrado
Questa nostra epoca esalta l’efficienza pubblica e privata…
eppure mai come oggi abbiamo visto tanta inefficienza, tanta corruzione, tanto malaffare
e si potrebbe continuare per ore…

Piove. Promenade des Anglais

15 luglio 2016

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Piove. Una pioggia d’oro.
Lo dicono gli occhi di una faccia
scavata da rughe millenarie;
mani nodose, colpite da terra e pietre,
disegnano curve e snodi epocali
nell’aria grigia di pioggia.
Eravamo in tanti, dopo la guerra,
a lavorare a Nizza – la pioggia d’oro
è senza tregua – manovali perlopiù,
“macaronì” ci chiamavano ma ci si capiva
– loro la chiamano Nis.
Dimenticate ormai, mai ricordate,
Aigues-Mortes, babis, kroumirs,
con gli echi del coup de poignard dans le dos
negli occhi di reduci mutilati
ma servivano operai, c’era tanto da fare.
Fu il reverendo Lewis Way,
pietoso alle mani tese des mendiants,
a smuovere i cuori dell’algido albione
per tracciare come un arco
le Chemin des Anglais (Garibaldi
aveva quattordici anni
e Nizza era ancora sabauda).
Cinque chilometri di braccia,
sulle spalle della Baie des Anges,
che accolgono i contadini mare
(qui furono condotti, dalla compassione
degli angeli, gli ingannati dal Serpente,
dopo la cacciata dall’Eden).
La corsa d’un ange dechu
ha reciso le braccia
sotto una fitta pioggia cruenta.

25 Aprile, ça va sans dire

25 aprile 2016

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Il passo scurrile della soldataglia nelle nervature rintrona, nel vibrare
molesto della soglia: soldataglia allo sbando, sconfitta
da sconfitti, dispersa nella boscaglia affamata di pane
carne vino, di gambe a forza slargate, di camicie lacerate.
Resta lì – mentre il poeta a voce levata piscia ingiurie e sangue
sul cibo precotto – la carcassata membranza in languidenti lunari
crepuscolari. Ma l’artiere combatte la materia sputa
sul ferro rosso catarro e futurescenze in versi da cooperativa
di scrittura, da reading e kermesse ammansite. Ma il maglio
che schiaccia e sul maglione schizza atomi di passione…
Ma l’affetto che si libra con voce autocantante ridondante
tra scapole e mutande bagnate… Qui il vecchio con la vecchia mauser
sfidò il cerbero nerobruno scancherando Germanie kartoffen
merdaglia fascista medaglia del Carso rosariando progenie
e dal libro delle piaghe nei secoli… alluvioni paralisi torcibudelli.
È lì, il versifacitore nell’ano di luce interna espellente microclimi
di coproliti da berciare alla luna pensando al ventre infecondato
della vergine, alla suppurazione, alle ispirazioni transpirazioni
lisergiche e siderurgiche di braccia sanguinanti in fanciulla
età e puttane e zozzi vecchi per tremilalire! Mirò al fattor primo
il vecchio: mille nel sanguine vendette, strage di colpevoli,
giustiziere d’analfabeti soprusati, gambe parkinsoniane e mano
ferma sul ferro vindice. Scacciacani di ruggine senza cane
bagattella infantolina, inceppata prima del colpo e del “canchero
a te a ‘sti infami” e del mitragliante guizzo postmoderno
che in dua divise il vecchio su una siepe per educarne mille.
Smadonna misticheggiando l’aedo, urlando pace o pece
o pesce in fottudanze microforate e ingazzettate
tra quietanze e flatulenze di ricorrenze ecc. ecc.

Ancora uomini-bomba, questa volta a Bruxelles

25 marzo 2016

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Ancora uomini-bomba in azione. Questa volta a Bruxelles. Anche questa volta campeggia la matrice Isis/Daesh o qualcosa di simile. Ancora una volta, visto che siamo un popolo che ama le contrapposizioni manichee, nel talk show televisivi si schierano, l’un contro l’altro armati, sbavando, gli opinionisti del nulla, esperti dell’intero scibile.
Tutto un susseguirsi omelie contro e pro l’Islam, contro e pro la guerra, contro e pro l’Europa, contro e pro lo scontro di civiltà, contro e pro un po’ di tutto.
Vorrei tanto uscire da queste contrapposizioni televisive e cercare di riflettere su ciò che sta succedendo in questi tempi. È già passato un quarto di secolo da quando qualcuno decise che bisognava impartire una lezione a Saddam Hussein (dittatore spietato e sanguinario che ha goduto di alterne fortune presso le cancellerie occidentali) e quella che doveva essere poco più di una passeggiata armata per mostrare al mondo chi era il più forte si è trasformata, quasi senza soluzione di continuità, in una guerra che dura ancora. Guerra non dichiarata, missione umanitaria, esportazione di democrazia, raid punitivi, costruzione della pace: ad ognuno l’etichetta che più ama. Dopo l’11 settembre del 2001, la guerra ha assunto coloriture identitarie e religiose, una specie di difesa dei valori occidentali contro il fondamentalismo islamico (incarnato dalle sinistre figure dei talebani e del loro capo Osama bin Laden). Con Al Qaeda e l’affermazione internazionale del terrorismo islamico (decine di attacchi ad obiettivi civili in molti paesi occidentali) la sensazione di essere in una guerra strisciante è diventata più palpabile e, come spesso succede quando si alzano i toni propagandistici della guerra, la ragione è caduta in letargo. Leggi il seguito di questo post »

La stagione dello smog viene e va…

30 dicembre 2015

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Emergenza smog? I politicanti parolai, l’uomo medio (di professione ignavo adducendo l’alibi indecente del “tengofamiglia”) e gli ecoidioti (assordati dall’eco delle mirabolanti idiozie) lo scoprono appena c’è un po’ di alta pressione e con i volti contriti da congenita stitichezza di idee gareggiano a chi spara la soluzione più strampalata per risolvere ad aeternum siffatto misfatto che intorpidisce i santi giorni dedicati per tradizione al consumo incondizionato d’ogni mercanzia, d’ogni fetenzia, d’ogni sacralità. Spegnere i camini, bloccare il traffico, limitare la velocità delle vetture a motore, abbassare la temperatura dei caloriferi, vietare i pirotecnici spettacoli (che tanto dilettano gli onnivori sazi consumatori che aspettano lo scoccare della mezzanotte per riscoprire il senso della famiglia, della patria, della chiesa e scordano immantinente la cronica orchite che accompagna i restanti giorni del nuovo straordinario, inedito anno) e, perché no, vietare la combustione degli stralci delle potature urbane, suburbane e del contado. Con codeste soluzioni ogni concentrazione di Pm10 si dissolverà e l’aria tornerà salubre e il motore del 2000 emetterà essenze di rose e di viole con retrogusto appena percepibile di cianuro e arsenico. Leggi il seguito di questo post »

Perché si invoca la guerra contro gli attentati di Parigi?

14 novembre 2015

Attentato

Non mi piace questa confusione, questo mescolanza di frammenti di emozioni, di pulsioni, di ideologie e sfoghi.
Parigi ha subito di notte una vera e propria azione criminale mirante a colpire gente inerme, gente che aveva l’unica colpa di trovarsi in luoghi di svago e divertimento (teatri, ristoranti, stadio, ecc.). Questo attentato va condannato senza riserve di sorta.
La Francia, come tutto l’Occidente, ha grosse responsabilità sulla destabilizzazione del mondo islamico.
La genesi dell’Isis è tutt’altro che chiara: com’è nato? Con quali armi combatte? Chi gliele fornisce? Chi lo finanzia? Quali sono i suoi obiettivi? Per chi combatte e in nome di chi? Chi ne addestra le truppe? È davvero la costituzione del califfato il suo obiettivo?
Questi terribili attentati fanno crescere un atteggiamento di diffidenza se non di forte avversità nei confronti del mondo islamico, finendo quasi per identificare milioni di islamici come potenziali terroristi. Molti gettano benzina sul fuoco alimentando una tale identificazione, cercando di far nascere (o rinascere) l’idea di un inevitabile scontro di civiltà.
Già troppi parlano di guerra. Di guerra di fatto. Eppure sappiamo bene tutti che l’unica guerra che si vince è quella che si evita. Leggi il seguito di questo post »