Archive for the ‘Storia’ Category

Lavoro addio!

31 dicembre 2016

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La crisi economica planetaria, di cui ancora portiamo addosso ferite sanguinanti, ha avuto come principale conseguenza una diffusa deindustrializzazione in molti paesi del cosiddetto “Occidente” (occidente=occasus “declino, rovina” per dirla con Nietzsche) e a seguire una disoccupazione di massa, un deprezzamento del lavoro e, ça va sans dire, una perdita irreparabile dei diritti dei lavoratori. Che le politiche messe in atto in Europa e nel resto dell’Occidente (rigore contabile, tagli allo stato sociale, ultraliberalizzazione e interventi statali per tamponare le falle di un capitalismo rapace quanto privo di prospettive) siano state inefficaci è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo paesi – vedasi la Grecia, ma anche l’Italia sembra avviata nella stessa direzione – ridotti a vuoti simulacri, svuotati di speranza e immiseriti, in balìa di classi dirigenti corrotte e prive di scrupoli, completamente avulse dalla realtà effettuale; paesi che hanno come sola prospettiva – fermo restando il quadro politico internazionale – il sopravvivere all’istante. (more…)

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La faccia triste dell’America

11 novembre 2016
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Foto di Misha Gordin

In questi due giorni, dopo le elezioni presidenziali vinte da Donald John Trump, mi è capitato di leggere cose al limite del surreale. Qualcuno ha anche tirato in ballo il sistema elettorale americano, giudicandolo inadeguato in quanto il vincitore, in termini di voti, avrebbe raccolto più consensi della sconfitta, non tenendo minimamente conto della natura federalista degli Usa, né tantomeno della singolarità della vita democratica statunitense. Il sistema elettorale americano ha sempre puntato a creare un equilibrio tra i vari stati della federazione e questo equilibrio ormai regge da svariati decenni e nessuno si è mai sognato, magari per interesse di partito, di introdurre riforme orripilanti come i nostrani porcellum o italicum. Regole certe e condivise hanno permesso agli Usa una stabilità ben più che consolidata. Inoltre il sistema americano ha dei contrappesi (funzionanti) al potere del Presidente. Capisco che la smania delle riforme costituzionali abbia contagiato tutti nella nostra penisola, ma consigliare agli Usa come debbano esercitare il diritto di voto mi sembra una paradossale idiozia. Noi, paese in cui la democrazia non ha mai abbarbicato, dovremmo indicare agli Stati Uniti come dovrebbero fare? Ma chi afferma questo ha idea di come funzionano il porcellum e l’italicum?bangladesh-10-02-09-megacities8_2964458_708347
Si afferma inoltre che avendo votato solo il 55,6% degli americani in realtà Trump avrebbe ottenuto solo il voto di poco più di un quarto dell’elettorato. Ma anche per Obama, al secondo mandato, la percentuale dei votanti fu pressappoco simile, come per tanti altri presidenti.

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Poi venne il tempo di Trump, il tycoon…

9 novembre 2016

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Oggi è un giorno nero per gli Usa. Non lo sarebbe stato di meno se avesse vinto la Hillary Diane Rodham Clinton. Queste elezioni hanno mostrato quanto si possa scendere in basso. Molti invitavano a votare il meno peggio dei due. Forse intendevano la signora Clinton. Forse gli americani, che la conoscono meglio di noi, hanno valutato che il meno peggio era il tycoon cotonato.
Una riflessione c’è però da farla: queste elezioni americane hanno segnato la fine di una politica fatta di proclami e di scarsi o nulli riscontri. Il ceto medio sprofonda nella povertà, la crisi, almeno negli Usa, si è superata senza garantire alcuna equità sociale. Si moltiplicano gli utili delle multinazionali mentre interi strati della popolazione sono condannati al definitivo impoverimento. Cresce il Pil americano ma crescono anche le diseguaglianze, le discriminazioni; cala invece la credibilità internazionale del gendarme americano: negli ultimi decenni la politica estera americana è stata caratterizzata da continui, ripetuti ed insistiti disastri. Non sarà certo Trump colui che migliorerà le condizioni economiche di chi l’ha votato, ma questi hanno almeno cercato di non assecondare una politica che sarebbe sicuramente stata nel solco della continuità.

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25 Aprile, ça va sans dire

25 aprile 2016

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Il passo scurrile della soldataglia nelle nervature rintrona, nel vibrare
molesto della soglia: soldataglia allo sbando, sconfitta
da sconfitti, dispersa nella boscaglia affamata di pane
carne vino, di gambe a forza slargate, di camicie lacerate.
Resta lì – mentre il poeta a voce levata piscia ingiurie e sangue
sul cibo precotto – la carcassata membranza in languidenti lunari
crepuscolari. Ma l’artiere combatte la materia sputa
sul ferro rosso catarro e futurescenze in versi da cooperativa
di scrittura, da reading e kermesse ammansite. Ma il maglio
che schiaccia e sul maglione schizza atomi di passione…
Ma l’affetto che si libra con voce autocantante ridondante
tra scapole e mutande bagnate… Qui il vecchio con la vecchia mauser
sfidò il cerbero nerobruno scancherando Germanie kartoffen
merdaglia fascista medaglia del Carso rosariando progenie
e dal libro delle piaghe nei secoli… alluvioni paralisi torcibudelli.
È lì, il versifacitore nell’ano di luce interna espellente microclimi
di coproliti da berciare alla luna pensando al ventre infecondato
della vergine, alla suppurazione, alle ispirazioni transpirazioni
lisergiche e siderurgiche di braccia sanguinanti in fanciulla
età e puttane e zozzi vecchi per tremilalire! Mirò al fattor primo
il vecchio: mille nel sanguine vendette, strage di colpevoli,
giustiziere d’analfabeti soprusati, gambe parkinsoniane e mano
ferma sul ferro vindice. Scacciacani di ruggine senza cane
bagattella infantolina, inceppata prima del colpo e del “canchero
a te a ‘sti infami” e del mitragliante guizzo postmoderno
che in dua divise il vecchio su una siepe per educarne mille.
Smadonna misticheggiando l’aedo, urlando pace o pece
o pesce in fottudanze microforate e ingazzettate
tra quietanze e flatulenze di ricorrenze ecc. ecc.

Perché si invoca la guerra contro gli attentati di Parigi?

14 novembre 2015

Attentato

Non mi piace questa confusione, questo mescolanza di frammenti di emozioni, di pulsioni, di ideologie e sfoghi.
Parigi ha subito di notte una vera e propria azione criminale mirante a colpire gente inerme, gente che aveva l’unica colpa di trovarsi in luoghi di svago e divertimento (teatri, ristoranti, stadio, ecc.). Questo attentato va condannato senza riserve di sorta.
La Francia, come tutto l’Occidente, ha grosse responsabilità sulla destabilizzazione del mondo islamico.
La genesi dell’Isis è tutt’altro che chiara: com’è nato? Con quali armi combatte? Chi gliele fornisce? Chi lo finanzia? Quali sono i suoi obiettivi? Per chi combatte e in nome di chi? Chi ne addestra le truppe? È davvero la costituzione del califfato il suo obiettivo?
Questi terribili attentati fanno crescere un atteggiamento di diffidenza se non di forte avversità nei confronti del mondo islamico, finendo quasi per identificare milioni di islamici come potenziali terroristi. Molti gettano benzina sul fuoco alimentando una tale identificazione, cercando di far nascere (o rinascere) l’idea di un inevitabile scontro di civiltà.
Già troppi parlano di guerra. Di guerra di fatto. Eppure sappiamo bene tutti che l’unica guerra che si vince è quella che si evita. (more…)

Svolta nel PD: la destra è nostra!

28 aprile 2013
Autore: Joe Mabel

Autore: Joe Mabel

L’inquietante spettacolo a cui abbiamo assistito in occasione dell’elezione del nuovo (vecchio!) Presidente della Repubblica, mostra in maniera inequivocabile quanto la democrazia e la sinistra italiana siano caduti in basso. Il deterioramento della democrazia non è cosa d’oggi: sono venti anni che viene coniugata e piegata agli interessi di una oligarchia consolidata, con il tacito accordo di buona parte delle istituzioni del paese. La Sinistra, ricostruitasi una verginità attraverso una serie di acronimi, e di alberi e fiori (PDS, DS, PD, quercia, ulivo, margherita, garofani appassiti, ecc.), ha smesso di essere riferimento della classe operaia (questa è stata abbandonata come una nave alla deriva) ed ha elaborato finissime strategie per consolidare il potere locale e per conquistare il potere a livello nazionale. Le finissime strategie si basavano sostanzialmente su due punti abbastanza chiari: la fedeltà tradizionale della base (ex-comunista o ancora comunista) e la conquista della visibilità nei media. Abbiamo assistito, in questi anni, a straordinarie pagliacciate nei vari talk-show in cui si parlava di tutto senza fare mai nulla, si stilavano ricette che mai sarebbero state applicate, si parlava di questioni sociali e si finiva per battibeccare con l’interlocutore di turno. Nel frattempo i finissimi strateghi portavano a compimento la fusione tra Margherita e DS in una sigla (PD) che tutto indica meno che un partito, stendiamo un velo di silenzio sulla sua democrazia interna. Mentre queste finissime manovre erano in atto, il nuovo soggetto plurale (mille correnti che non compongono un rigagnolo) ha rotto definitivamente il rapporto che seppure esilmente lo legava ancora alla base (parte operaia, parte piccolo borghese, parte post-operaia, precaria, parte ambientalista) per non dispiacere alla borghesia, alla Chiesa, agli elettori di centro, ai poteri forti, alle banche, agli imprenditori, all’Europa, ecc. (more…)

S.O.S. Salviamo le campagne

3 febbraio 2012

Il mondo è non è più lo stesso che i nostri antenati hanno conosciuto. Un secolo di tecnologia ha cambiato il volto di ogni cosa: lavoro, cultura, economia, città, campagne. Questo cambiamento, così repentino e spietato, sta rimuovendo il Passato. Ne cancella con cura certosina ogni traccia che non può essere tradotta in denaro. Si salva solo ciò che può essere utilizzato per creare business e quindi nientificato nel suo essere. Le campagne italiane si stanno popolando di agriturismi, di country house, di residenze estive ricavate da vecchie case contadine ristrutturate. Questi interventi snaturano completamente le strutture originali e contribuiscono a distruggere anche la memoria di un mondo che ha subito un genocidio assecondato da classi dirigenti quanto meno incoscienti e succubi al potere economico emergente. (more…)

Javier Heraud, poeta guerrigliero

2 febbraio 2012

Javier Heraud

(1942-1963)

Javier Heraud era un poeta guerrigliero peruviano ucciso a 21 anni, nel 1963, sul rio Madre de Dios al confine tra Bolivia e Perù. A lui, schieratosi con gli oppressi, contro l’imperialismo e i regimi filofascisti, va in questi giorni il mio pensiero.

ELEGIA

Tu quisiste descansar
en tierra muerta y en olvido.
Creías poder vivir solo
en el mar o en los montes.
Luego supiste que la vida
es soledad entre los hombres
y soledad entre los valles.
Que los dias que circulaban
en tu pecho sólo eran muestras
de dolor entre tu llanto. Pobre
amigo. No sabías nada ni llorabas nada. (more…)

Le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali

2 febbraio 2012

L’11 febbraio 1950 Piero Calamandrei pronunciava questo discorso al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma. In un paese come l’Italia, destinato a non aver memoria, il nome di Calamandrei non dice più quasi nulla, eppure si tratta di una menti più lucide che abbiano attraversato il Novecento italiano, antifascista, giurista, giornalista consapevole dell’alto e arduo compito attribuito alla Costituente di costruire una democrazia dopo vent’anni di una dittatura liberticida e sproloquiante. Ma già nel 1950 Calamandrei metteva in evidenza come le conquiste democratiche, se non difese, possano correre seri e tangibili rischi.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. (more…)

La deriva etica del paese di Enrico Cerquiglini

2 febbraio 2012

LA DERIVA ETICA DEL PAESE

Stiamo assistendo da anni a qualcosa che forse anche i sociologi più attenti hanno sottovalutato e sottostimato: la deriva etica del paese. I fatti che le cronache delle gazzette stigmatizzano, non senza una certa pruderie, stanno producendo uno strano effetto, spesso opposto a quello che molti si sarebbero aspettati. Anziché montare l’onda dell’indignazione – come dovrebbe essere in paese civile –, monta un’ondata di simpatia/invidia per il premier e la sua cerchia di fedelissimi.

Non è in sé importante se le accuse, più o meno velate, verranno provate o smentite da indagini giudiziarie et similia, ma è importante sentire i commenti della gente. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe è scattato un senso di simpatia per i presunti stravizi del premier. “Che c’è di male se un settantenne si accompagna con una sedici-diciassettenne?”, “Che c’è di male se le riunioni politiche vengono allietate da giovani donne che dietro pagamento intrattengono sessualmente i partecipanti?”, “Magari avessi io 2/3000 euro per scoparmi una così!”, “Ma è normale se una ragazza vuol fare televisione che debba passare per più di un letto!”, “Le ragazze sanno che se vogliono far strada devono darla via”. Non sono estratti di uno stupidario maschilista ma frammenti di un discorso da bar, trascritti letteralmente (sono state omesse solo le bestemmie, usate come intercalari, ed edulcorate alcune espressioni): la cosa più inquietante è che le poche donne presenti a questo sfoggio di erudizione annuivano e sorridevano – alcune erano giovani, probabilmente maturande o universitarie, altre signore sorrette da cure estetiche e dall’età imprecisabile. (more…)