Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Un paese “normalizzato” e altri scenari

18 ottobre 2021

Senza entusiasmi si è chiusa questa tornata elettorale: pochi elettori si sono recati alle urne, sia al primo che al secondo turno; il Pd (in questa conta con basse percentuali) canta vittoria, e in effetti è riuscito a piazzare diversi sindaci nelle principali città del paese (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, ecc); il centrodestra, più destra che centro, ho raccolto le briciole e perso le maggiori città del paese. Il quadro si sta “normalizzando” e questa parola fa venire i brividi: stiamo tornando ad una specie di bipolarismo malato di falsi radicalismi, un bipolarismo che viene spesso superato nelle segrete stanze in nome degli affari o del bene comune, che dir si voglia. Quindi sentiremo ancora sbraitare a destra e a manca, alimentando estremismi di cui nessuno sente il bisogno. Quello che sembra chiarissimo è che l’Italia s’è richiusa a riccio su posizioni conservatrici e chiuse ad ogni cambiamento. I due schieramenti, al netto della propaganda, si equivalgono. Qualcuno sogna di guidare partiti di governo e di lotta, ma sono solo manfrine per catturare i consensi degli allocchi. Il quadro è chiaro: Draghi forever è il grido che unisce i partiti, un po’ meno la nazione. Ma coloro che non si riconoscono in questo bipolarismo farlocco non hanno ancora voce e sono diventati molto scettici dopo l’esperienza M5S. Serve un’alternativa a questo sistema che si rinsalda sempre grazie ai media e all’opportunismo di politicanti a caccia di privilegi. Il paese ha forze vive ma devono organizzarsi, studiare l’involuzione del M5S e costruire un soggetto che sia davvero in grado di ridare la sovranità al popolo, allontanando da sé il fascistume e il becero nazionalismo. Ma forse siamo ormai fuori tempo massimo e ci terremo i tecnocrati al governo e gli affaristi senza scrupoli nell’economia, come sempre.

L’opera d’arte di ULDE(rico Sbarra)

12 settembre 2021

Polemiche a livello nazionale sul fasciomercato di Perugia: Montanari sul Venerdi di Repubblica, interpellanza di Fratoianni, risposte di La Russa, Sgarbi etc…

L’opera d’arte

Afghanistan, disinformazione e ignoranza

28 agosto 2021

Il modo in cui in questi venti anni è stato raccontato l’Afghanistan, la guerra, l’occupazione del paese, la lotta ai taliban, la semina della democrazia (copyright american-consumistico-occidentale), la laicizzazione, ecc. somiglia molto alle supercazzole di Amici miei, manca sono “come se fosse Antani”, o forse c’è ma è stato mal tradotto. La sconfitta non è solo militare, quello ci potrebbe stare, ma è la sconfitta della narrazione occidentale, dei tromboni della grande stampa occidentale, dell’informazione ridotta a bollettino della propaganda unificata. E vedere oggi questi giganti del pensiero confondere e considerare termini come Taliban, al-Qaeda, Isis alla stregua di sinonimi fa sorridere amaramente, ma visto che ci sono i morti dilaniati più che sorridere fa incaxxare, e non poco. Come fanno incaxxare tutte le stupidaggini che ci propinano per mettere una pezza alla disinformazione sistematica a cui abbiamo assistito.

Bye bye… di ULDE(rico Sbarra)

18 agosto 2021

L’Occidente e l’Afghanistan

17 agosto 2021

In queste ore in Afghanistan si sta scrivendo una storia che rischia di scompaginare l’intero Occidente. Ogni paragone con il Vietnam – a parte le dinamiche della fuga degli americani – è privo di fondamento, perché in Afghanistan si sta verificando qualcosa non previsto dall’ottimismo seriale del liberismo occidentale. Molti, nel passato, hanno dovuto levare le tende dall’Afghanistan lasciando sul terreno morti e onore (basta ricordare gli inglesi ed i sovietici), ma nel presente l’ottimismo a stelle e strisce supportato dalle nazioni europee ha subito una sconfitta senza precedenti – e la cosa non riguarda il piano militare. Ciò che nel passato era riuscito abbastanza agevolmente agli americani, cioè l’addomesticamento culturale attraverso la leva del consumismo e la distruzione o la trasformazione di valori arcaici e tradizioni (vedasi i casi di Italia, Germania e Giappone dopo la seconda guerra mondiale e subito dopo quello della Corea del Sud), non è accaduto in Afghanistan e non sta accadendo in Iraq. Per quanto riguarda il Vietnam, gli Stati Uniti lasciarono il campo ma ciò che sostituì il loro potere non fu affatto un’ideologia arcaica ma un’ideologia, quella marxista, che affondava le sue radici su principi economici, uguali e/o contrari a quelli del capitalismo: la stessa medaglia. Quindi una sconfitta militare e solo in parte economica (cosa è stato del Vietnam è sotto gli occhi di tutti). Ma in Afghanistan le cose sono andate molto, ma molto diversamente.  

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San Feliciano… 《il vizietto》 di Ulde (rico Sbarra)

11 agosto 2021

Rilettura di Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

1 agosto 2021

Ho riletto con grande interesse il romanzo Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Della prima lettura, risalente ai tempi del liceo, fine anni Settanta, conservavo un senso di inquietudine accompagnato da qualche pregiudizio politico che aveva reso il romanzo qualcosa di incompiuto, di ideologicamente ambiguo. La rilettura di questi giorni mi ha invece portato a scoprire pagine davvero ragguardevoli. La vicenda – narrata in prima persona dal protagonista, elemento da non trascurare – è ambientata durante la guerra d’Abissinia e ci propone un protagonista che non assurge mai al ruolo di eroe, anzi è addirittura privo di nome in un mondo in cui tutti, bene o male, un nome se lo portano addosso. L’assenza di nome si accompagna a quella di qualità: non è onesto, non è fedele, non è solidale, è vigliacco e terrorizzato dal mondo che non conosce, non ha rispetto per nessuno, in fondo nemmeno per se stesso. Il protagonista, assalito da un fortissimo mal di denti, abbandona l’autista del camion che è finito fuori strada e per cercare di raggiungere al più presto una città e trovare un dentista che gli possa estirpare il dente e con esso il dolore. Nel percorrere una scorciatoia, indicatagli da un operaio, finisce per incontrare Mariam, una giovane ed avvenente abissina che si sta bagnando nelle acque di un torrente. Il tenente – questo è il grado del protagonista – ha in Italia una moglie che ribadisce più volte di amare e nello zaino porta le lettere di questa corrispondenza amorosa, ma questo amore non gli impedisce di desiderare fino allo stupro la giovane indigena. Uno stupro che il tenente-narratore quasi cerca di giustificare in un presunto gioco di ruolo in cui la donna deve inizialmente negarsi e l’uomo forzarne la resistenza. Da questa violenza nasce una qualche forma di rapporto decisamente sbilanciato, in cui l’uomo, bianco e colonizzatore, ha un ruolo decisamente dominante e determinante. Più volte afferma, dopo il rapporto, di volersene andare (ottenuto il piacere nulla teoricamente lo lega alla ragazza). Avvinto dalla bellezza della donna, finiscono per passare insieme la notte, sulla scorciatoia, vicino al fiume, non lontano dalla boscaglia. Nella notte un rumore di un animale attira la sua attenzione. Impaurito impugna la pistola e segue il rumore e finisce per sparare più colpi all’ombra. Un colpo almeno, rimbalzando su un masso finisce per colpire Mariam al ventre. La ferita è devastante, almeno nel racconto del tenente, e la sofferenza della ragazza sembra essere insopportabile. A questo punto il tenente prende una decisione terribile: le sparerà un colpo di grazia per mettere fine alle sue sofferenze. Lo farà coprendole il viso col bianco turbante che portava avvolto in testa. Dopo l’omicidio, getterà il cadavere in un crepaccio e lo ricoprirà di pietre e di arbusti per impedire alle iene e agli eventuali soldati di passaggio di scoprire il cadavere e la dinamica della morte della giovane.

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Aiuti alla Libia di Ulde(rico Sbarra)

29 luglio 2021
Aiuti alla Libia

Alta produttività di Ulde(rico Sbarra)

20 giugno 2021

20 giugno 1859… stabili ritorni di Ulde(rico Sbarra)

19 giugno 2021