Posts Tagged ‘Sinistra’

Leggere la crisi attraverso la canzone

25 marzo 2018

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Riflettevo questa mattina su alcune canzoni politiche degli Sessanta, precisamente su “Nina ti te ridcordi” di Gualtiero Bertelli, “O cara moglie” di Ivan Della Mea e “Contessa” di Paolo Pietrangeli. Sono canzoni che hanno segnato un’epoca perché davano voce alla sofferenza delle classi subalterne, all’esclusione sociale, ai pregiudizi che riguardavano i poveri, i non istruiti, gli esclusi dal mondo borghese, quelli che venivano irrisi per il loro modo di parlare (decisamente dialettofono) e di vestire. Quelli che rappresentavano insomma il serbatoio di manovalanza, che venivano usati e gettati nel nulla, alla faccia dei diritti Costituzionali. Avevano però una fortuna: qualcuno si era fatto portavoce del loro grido di disperazione, del loro bisogno di aiuto, di lavoro e di cultura. Era il PCI di Luigi Longo e poi di Enrico Berlinguer. Non senza contraddizioni della dirigenza (specie nei rapporti con l’Urss), le classi subalterne – quel popolo guardato con sospetto dalla borghesia benpensante – avevano una loro rappresentanza, coltivavano speranze e soprattutto non si sentivano lasciate sole nelle loro quotidiane sofferenze. (more…)

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Il nuovo che avanza (da Arcore a Roma, in pompa magna)

10 dicembre 2012
Autore: Bramfab

Autore: Bramfab

L’Italia, per non si sa quale scherzo del destino, sembra avvilupparsi sempre di più nei suoi incubi. Da appena un anno ci eravamo liberato dal miliardario di Arcore, travolto da una catena inverosimile di gaffes internazionali e da scandali boccacceschi. Sembrava chiusa una stagione politica – non certo sociale (il berlusconismo con il suo pressappochismo e l’inveterata tendenza alla superficialità, alla spacconeria buffonesca, all’oblio della ragione, al siliconismo continuerà a produrre i suoi effetti deleteri per qualche decennio ancora). La successione, costruita in cima al Colle (non certo quello ermo recanatese) col placet ipnotizzato di una pseudo sinistra e di un Pdl spaesato, ha fatto conoscere al paese legale una stagione di lacrime e sangue. Provvedimenti reazionari, come la cosiddetta riforma del sistema pensionistico, come l’introduzione dell’IMU, come la controriforma dello Statuto dei lavoratori, hanno gettato il paese in una spirale recessiva di cui si era persa traccia dagli anni Trenta del secolo scorso. (more…)

A chi fa paura Grillo?

11 maggio 2012

Foto di Lucarelli

La politica italiana è così arroccata a difesa di se stessa che finisce per non riuscire a cogliere quelle che sono le esigenze del popolo (o gente, secondo l’accezione qualunquista di Berlusconi). La distanza è ormai siderale: da una parte sta la realtà con la sua tragica quotidianità e dall’altra sta l’irrealtà di chi si è nutrito di privilegi e si è abituato a considerarsi al di sopra della marmaglia. Nell’irrealtà si è posizionata la politica italiana almeno degli ultimi due decenni. La gente/popolo chiedeva delle cose e la politica, ignorando che la sovranità costituzionalmente appartiene al popolo, agiva, seguendo direttive di ben altri poteri, molto spesso in direzione opposta rispetto a quella chiesta precipitando colpevolmente – se in buona fede la cosa è ancora più grave – il paese nella crisi che stiamo vivendo. Questi anni sono stati caratterizzati, in modo bipartisan, da politiche economiche al limite dell’incoscienza, da scelte ambientali scellerate, da tagli indiscriminati ai settori portanti del paese, da scelte culturali inneggianti all’escrementizio e alla prostituzione fisica e mentale, da un’informazione servile e asservita. L’elenco potrebbe continuare a lungo ma rischierebbe di essere noioso e per di più noto a tutti. La pochezza della classe politica è sotto gli occhi di tutti, le differenze tra quelle che, con definizione del secolo scorso, venivano chiamate Destra e Sinistra si sono praticamente annullate. Entrambi gli schieramenti vogliono la stessa cosa ma spesso non hanno chiaro cosa sia questa “cosa”. Nei dibattiti televisivi al nulla si contrappone il niente, al vuoto di idee il caos mentale. (more…)

Il fallimento della sinistra genera Grilli

16 aprile 2012

Bersani e Vendola, secondo il Corriere della sera, son preoccupati perché recenti sondaggi hanno visto una forte crescita del movimento di Beppe Grillo. Ed ambedue se la prendono con l’antipolitica, il populismo del comico ligure. Così, sempre stando al virgolettato del Corsera, parla Bersani: «Beppe Grillo è un fenomeno di populismo che non ha le caratteristiche per offrire una prospettiva al nostro paese. Considero il populismo un nemico. Quando sono crollati la democrazia e i partiti negli anni ’30, il populismo ha fatto nascere un’avventura drammatica. I regimi reazionari sono stati alimentati dalle culture populistiche. Il nostro problema è ricostruire la democrazia, la credibilità delle forme organizzate per fare politica»; gli fa eco Vendola: «Ci sono delle involuzioni nel discorso pubblico di Grillo che colgo con preoccupazione, alcune battute che sembrano in stile leghista, una mescolanza di argomenti di estrema sinistra ed estrema destra e questo me lo rende un fenomeno tutt’ora da decifrare e guardare con attenzione ma è un fenomeno inquietante. Oggi la malattia della cattiva politica si cura con la partecipazione, con la cultura e con la democrazia».
Nulla da eccepire se a dire queste cose fossero stati dei docenti di storia alle scuole medie o dei giornalisti che commentano le sortite del Grillo nazionale. Quello che inquieta è che queste parole sono state dette dai leader dei due principali partiti di quello che resta della parte complementare alla destra. Che la svolta centrista del Pd avrebbe portato il partito all’immobilismo di fronte a questioni cruciali era nelle cose e solo chi non ha voluto vedere quello che stava accadendo si può oggi cospargere il capo di cenere. Che il Pd sia un partito di sinistra lo può credere solo chi fa un atto di fede, chi guarda Bersani con occhiali trasmettono l’immagine di Togliatti o Berlinguer. Tutti hanno ormai notato che, tra “maanchismi”, Caleari vari, margheritine, ex democristiani nostalgici, cattoliberali, pianificatori ricondotti al liberismo sulla via di Botteghe oscure, di Arcore o della City, per sentire un richiamo al socialismo bisogna aspettare un lapsus o un paradosso. Che senso ha dunque un Pd in un paese come l’Italia? Quali scopi persegue? La politica economica del Pd è liberista, i metodi spesso sono berlusconiani, di fronte alle questioni operaie e del lavoro mostra imbarazzo e balbetta, ha sposato la globalizzazione aprioristicamente senza alcun ripensamento sostanziale nemmeno davanti ad uno scempio planetario. Sembra che l’unico scopo perseguito e perseguibile sia quello di mantenere il potere dove ce l’ha già (regioni, province e comuni) e cercare di tornare a governare il paese per poter in questo modo promuovere politiche liberiste e proseguire della demolizione dello stato di diritto e dei diritti.
Ma Vendola non è da meno. La sua narrazione per quanto fascinosa è un tentativo di leggere il presente con un linguaggio diverso ma senza mutarne la sostanza. Il postcomunismo, il postsocialismo, il postcattolicesimo rischiano per essere una poltiglia indigesta di apparati di partito e di un cattolicesimo piuttosto ambiguo. Nella narrazione vendoliana la Sinistra resta un non luogo, un’aspirazione metafisica, non è proiettata nell’utopia ma nell’idea. L’utopia è il non presente ma il possibile, l’idea resta un’astrazione e per questo assolutamente irrealizzabile. Né il modo in cui la Puglia è stata ed è governata spinge a guardare a magnifiche sorti e progressive. Tante parole, organizzate in una sintassi e in un lessico barocco, ma destinate a restare tali e non trovare riscontro nella realtà.
Come se non bastasse questo nulla mascherato di interezza, c’è da aggiungere che entrambi gli schieramenti hanno finito per non essere più partiti di massa, ma partiti di opinione. E questo per chi si dice di sinistra è assolutamente inammissibile oltre che imperdonabile.
Non bisogna poi preoccuparsi se all’orizzonte arriva un Grillo che – politico non è – che spara a zero sui politici e sui politicanti. Gran parte delle sue critiche sono sacrosante e non dovevano essere lasciate ad un comico ma anticipate da partiti che si dicono, anche se vagamente, di sinistra.
Non sarebbe la prima volta che la crisi, la paralisi della sinistra genera mostri. Mussolini docet… ma forse chi doveva imparare era distratto da altro.