Posts Tagged ‘Perugia’

L’opera d’arte di ULDE(rico Sbarra)

12 settembre 2021

Polemiche a livello nazionale sul fasciomercato di Perugia: Montanari sul Venerdi di Repubblica, interpellanza di Fratoianni, risposte di La Russa, Sgarbi etc…

L’opera d’arte

20 giugno 1859… stabili ritorni di Ulde(rico Sbarra)

19 giugno 2021

Guasticchi lascia il Pd e “si ripropone” di Ulde(rico Sbarra)

5 giugno 2021

Mai sazi… Guasticchi lascia il Pd e “si ripropone”…

Reading for Shoah – Trainarebours – Sala dei Notari (Perugia) – 28 gennaio 2013

20 gennaio 2013

Locandina Trainarebours

Lunedì 28 gennaio, alle ore 17.00, presso la Sala dei Notari, a Perugia, in occasione della Giornata della Memoria, si terrà il Reading for Shoah Trainarebours (un treno a ritroso nella memoria), organizzato dall’IPC “Blaise Pascal”, con il patrocinio del Comune di Perugia e l’ANED (Associazione ex deportati) di Roma . Il reading sarà preceduto dalla testimonianza di Vera Michelin-Salomon , ieri partigiana deportata in lager, oggi testimone dell’ideale di tenere vivo il ricordo delle responsabilità del fascismo e del nazismo nel disastro della guerra e nella persecuzione degli innocenti e per onorare la memoria delle migliaia di perseguitati e soprattutto delle migliaia di donne e uomini italiani che hanno combattuto e pagato, spesso con la vita, la dignità democratica del nostro Paese.

Lo spettacolo si articola di tre momenti. Il primo è un dialogo tra gli studenti che stanno partendo e, idealmente, si svolge in un scompartimento ferroviario. Nella discussione che emerge gli studenti cercano di capire il senso del viaggio ad Auschwitz, della discriminazione razziale, della possibilità insita nell’essere umano di rigurgiti nazifascisti e di sistemi totalitari e disumani. Il secondo e il terzo sono più espressamente lirici. Vengono proposti versi, non troppo noti, tratti dalla letteratura nata dalla risposta ai crimini nazisti, accompagnati da musica dal vivo.

La quieta inquietudine di Gabriella Bianchi

2 febbraio 2012

Gabriella Bianchi, Cartoline da Itaca, Guerra, Perugia, 2005.

Itaca è la meta di Odisseo. Itaca è anche il luogo dell’attesa di Penelope assediata dalle pretese dei proci. Ma Itaca è soprattutto il simbolo della casa/patria, più dell’anima che della realtà; il riposo che si vorrebbe rifocillante e che spesso diventa tedium vitae, attesa di ripartenze, speranze di ignoti orizzonti, magari di montagne oltre le Colonne d’Ercole dal vago profilo purgatoriale. Le Cartoline da Itaca di Gabriella Bianchi sembrano messaggi da affidare alle onde, magari chiusi in ermetici contenitori, messaggi per un possibile Ulisse, persosi ormai tra flutti e marosi. Sono, queste Cartoline, frammenti di esistenza, di considerazioni sull’esserci, sullo scorrere del tempo, sullo svanire delle cose costrette in spere di memoria. Itaca, la sassosa Itaca, agevola e coltiva l’esercizio del viaggio onirico, del viaggio disincantato, assecondato da linee acquatiche che riportano al liquido amniotico di una pre-vita a cui si tende inesorabilmente. Sono isole, città marittime, indizi di acqua quelli che la Bianchi lascia nei suoi versi ma indizi che hanno perso il potere fecondante e proiettano in un orizzonte inquietante ombre che solo a tratti si imbevono di luci. Luci mai dirette, mai salde ma sempre avvolte dalla precarietà dell’ora del giorno. Luci abbaglianti del levare del sole, luci morenti di un crepuscolo improcrastinabile. Tra queste luci, baluginanti spesso nell’acqua, si dipana la poesia della Bianchi. La quartina è la forma strofica scelta: si basta in sé ma non rinuncia ad allusioni a forme poematiche ben più ampie. Si possono leggere queste quartine come strofe di un unico poema (come del resto lascia intendere la disposizione grafica) che si dirama e si accresce per intuizioni, per immagini, per riflessioni spesso epigrammatiche. In questa lettura poematica, pur mantenendo l’impostazione epistolare, si può procedere per salti, per rimandi; si può anche perdere nel mazzo dei rettangoli l’ordine di spedizione, resta l’insieme a dare senso e dire quanto all’autrice sta a cuore. E le cose da dire si sommano, si sovrappongono, grazie anche alla brevità della strofa che consente di passare con rapidità da un’idea all’altra, da una suggestione poetica alla successiva, da un canto accennato alla musicalità strozzata. Nel ri/comporsi del senso emerge amarezza e esclusione, pubblica e privata, collettiva e individuale. Emerge il presente che si manifesta negli strumenti informatici che sveltiscono pratiche, schedature e informazione ma che nulla aggiungono alla vita, anzi la proiettano su uno schermo che tende a snaturare i colori e i contorni.

Enrico Cerquiglini

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