Posts Tagged ‘Guerra’

Perché si invoca la guerra contro gli attentati di Parigi?

14 novembre 2015

Attentato

Non mi piace questa confusione, questo mescolanza di frammenti di emozioni, di pulsioni, di ideologie e sfoghi.
Parigi ha subito di notte una vera e propria azione criminale mirante a colpire gente inerme, gente che aveva l’unica colpa di trovarsi in luoghi di svago e divertimento (teatri, ristoranti, stadio, ecc.). Questo attentato va condannato senza riserve di sorta.
La Francia, come tutto l’Occidente, ha grosse responsabilità sulla destabilizzazione del mondo islamico.
La genesi dell’Isis è tutt’altro che chiara: com’è nato? Con quali armi combatte? Chi gliele fornisce? Chi lo finanzia? Quali sono i suoi obiettivi? Per chi combatte e in nome di chi? Chi ne addestra le truppe? È davvero la costituzione del califfato il suo obiettivo?
Questi terribili attentati fanno crescere un atteggiamento di diffidenza se non di forte avversità nei confronti del mondo islamico, finendo quasi per identificare milioni di islamici come potenziali terroristi. Molti gettano benzina sul fuoco alimentando una tale identificazione, cercando di far nascere (o rinascere) l’idea di un inevitabile scontro di civiltà.
Già troppi parlano di guerra. Di guerra di fatto. Eppure sappiamo bene tutti che l’unica guerra che si vince è quella che si evita. (more…)

Una poesia contro la guerra

6 settembre 2013

Pace

Si deve a Davide Nota e al blog Fonticoperte l’iniziativa “Una poesia contro la guerra”, “contro ogni guerra, per la pace e la cooperazione come unici mezzi di risoluzione delle controversie internazionali”.
Finora sono stati pubblicati testi poetici di: Stefano Sanchini, Loris Ferri, Franco Buffoni, Christian Sinicco, Giovanni Peli, Michela Zanarella, Manuel Cohen, Stefania Portaccio, Giampaolo De Pietro, Emiliano Nichelini, Alessandra Cesselon, Claudio Damiani, Lorenzo Mari, Enrico Cerquiglini, Giuseppe Spinillo, Anna Lombardo e Jack Hirschman.
Chi vuole aderire all’iniziativa può inviare i propri testi a dadonota@hotmail.it

Di seguito il mio testo:

Solo attacchi aerei mirati… Niente truppe di terra…
droni come angeli anoressici nei cieli di Damasco
missili come messaggi di pace
bombe come umanità condensata
come grappoli di uva per estrarre il sangue del sacrificio.
la pietà dell’impero nell’esplosione di lacrime
nel nome di dèi quotati a wall street
in doppiomento ancorato sul grafico che sale sale sale
come un’erezione, come un’espulsione radioattiva
che riattiva mercati borse banche e il sorriso del Nobel per la Pace.
Un attacco limitato nel tempo: 60 giorni + 30 di proroga…
che sia la guerra a dettare la pace
con le sue leggi e tu Dio, dall’alto dei cieli, proteggi i piloti
guida l’intelligenza delle armi
fa che sia strage di nemici
che l’aviatore torni col suo Enola Gay
fiero d’aver contribuito con la distruzione al successo della missione
che sia la guerra a sfatare il mito della Parola
che sia la guerra a mostrare la parte della Ragione
che sia la guerra a impastare sabbia e sangue
con un alito creare un nuovo uomo
…sono state usate armi chimiche
lavoriamo per un’azione d’intervento…
dopo le deflagrazioni dopo i lamenti funebri
dopo Aleppo dopo Damasco
dopo il seme interrato del dolore
dopo il sangue – sempre innocente –
dopo l’amputazione dell’umanità
solo dopo – ma molto dopo –
l’esercito dei mea culpa dei tua culpa
riempirà il vuoto lasciato dalla coscienza
come un problema risolto
come un cristo risorto
in saecula saeculorum

Mescolano le cose, imbrogliano le carte, sporcano le parole…

16 giugno 2012

Bundesarchiv

Mescolano le cose, imbrogliano le carte, sporcano le parole… e quando il groviglio diventa inestricabile finiscono per chiedere sacrifici ai poveri, agli operai, ai lavoratori. Sacrifici in denaro, in diritti, spesso in sangue. Sono quella che si dice la crema della società, i senza problemi economici, gli educati presso scuole esclusive, l’élite economica e culturale del paese, coloro che hanno una mente superiore, che studiano i meccanismi per moltiplicare il denaro, i maghi dell’economia, della finanza, del sistema bancario, il gotha insomma. Giocano col mondo, con le persone come fossero un passatempo, tessere di un puzzle che può riuscire o meno, e lo fanno con la serietà del giocatore bambino. (more…)

La memoria: l’unica arma contro i nuovi fascismi di Antonio Sprecapane

2 febbraio 2012

La memoria: l’unica arma contro i nuovi fascismi

Un grazie sentito alla signora Ivana Malpede per aver conservato questo frammento di ricordo del proprio “compagno di vita”. Un invito a tutti a non dimenticare, a non fingere che questo non sia successo: la deportazione nei territori occupati dei tedeschi significava sofferenza, tortura, annientamento e morte. Ebrei, malati di mente, zingari, oppositori politici, prigionieri di guerra hanno fornito manodopera schiavile da sfruttare fino all’esaurimento, alla consunzione, all’annientamento. Pochi hanno fatto ritorno dai campi di sterminio, pochi dai campi di prigionia e ridotti a fantasmi, a ombre umane segnate per sempre nei gesti del quotidiano, nel progettare quel che restava della vita, nel riprendere un’esistenza che avesse la parvenza dell’umanità. (more…)

La quieta inquietudine di Gabriella Bianchi

2 febbraio 2012

Gabriella Bianchi, Cartoline da Itaca, Guerra, Perugia, 2005.

Itaca è la meta di Odisseo. Itaca è anche il luogo dell’attesa di Penelope assediata dalle pretese dei proci. Ma Itaca è soprattutto il simbolo della casa/patria, più dell’anima che della realtà; il riposo che si vorrebbe rifocillante e che spesso diventa tedium vitae, attesa di ripartenze, speranze di ignoti orizzonti, magari di montagne oltre le Colonne d’Ercole dal vago profilo purgatoriale. Le Cartoline da Itaca di Gabriella Bianchi sembrano messaggi da affidare alle onde, magari chiusi in ermetici contenitori, messaggi per un possibile Ulisse, persosi ormai tra flutti e marosi. Sono, queste Cartoline, frammenti di esistenza, di considerazioni sull’esserci, sullo scorrere del tempo, sullo svanire delle cose costrette in spere di memoria. Itaca, la sassosa Itaca, agevola e coltiva l’esercizio del viaggio onirico, del viaggio disincantato, assecondato da linee acquatiche che riportano al liquido amniotico di una pre-vita a cui si tende inesorabilmente. Sono isole, città marittime, indizi di acqua quelli che la Bianchi lascia nei suoi versi ma indizi che hanno perso il potere fecondante e proiettano in un orizzonte inquietante ombre che solo a tratti si imbevono di luci. Luci mai dirette, mai salde ma sempre avvolte dalla precarietà dell’ora del giorno. Luci abbaglianti del levare del sole, luci morenti di un crepuscolo improcrastinabile. Tra queste luci, baluginanti spesso nell’acqua, si dipana la poesia della Bianchi. La quartina è la forma strofica scelta: si basta in sé ma non rinuncia ad allusioni a forme poematiche ben più ampie. Si possono leggere queste quartine come strofe di un unico poema (come del resto lascia intendere la disposizione grafica) che si dirama e si accresce per intuizioni, per immagini, per riflessioni spesso epigrammatiche. In questa lettura poematica, pur mantenendo l’impostazione epistolare, si può procedere per salti, per rimandi; si può anche perdere nel mazzo dei rettangoli l’ordine di spedizione, resta l’insieme a dare senso e dire quanto all’autrice sta a cuore. E le cose da dire si sommano, si sovrappongono, grazie anche alla brevità della strofa che consente di passare con rapidità da un’idea all’altra, da una suggestione poetica alla successiva, da un canto accennato alla musicalità strozzata. Nel ri/comporsi del senso emerge amarezza e esclusione, pubblica e privata, collettiva e individuale. Emerge il presente che si manifesta negli strumenti informatici che sveltiscono pratiche, schedature e informazione ma che nulla aggiungono alla vita, anzi la proiettano su uno schermo che tende a snaturare i colori e i contorni.

Enrico Cerquiglini

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