Archive for the ‘Critica Letteraria’ Category

Rilettura di Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

1 agosto 2021

Ho riletto con grande interesse il romanzo Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Della prima lettura, risalente ai tempi del liceo, fine anni Settanta, conservavo un senso di inquietudine accompagnato da qualche pregiudizio politico che aveva reso il romanzo qualcosa di incompiuto, di ideologicamente ambiguo. La rilettura di questi giorni mi ha invece portato a scoprire pagine davvero ragguardevoli. La vicenda – narrata in prima persona dal protagonista, elemento da non trascurare – è ambientata durante la guerra d’Abissinia e ci propone un protagonista che non assurge mai al ruolo di eroe, anzi è addirittura privo di nome in un mondo in cui tutti, bene o male, un nome se lo portano addosso. L’assenza di nome si accompagna a quella di qualità: non è onesto, non è fedele, non è solidale, è vigliacco e terrorizzato dal mondo che non conosce, non ha rispetto per nessuno, in fondo nemmeno per se stesso. Il protagonista, assalito da un fortissimo mal di denti, abbandona l’autista del camion che è finito fuori strada e per cercare di raggiungere al più presto una città e trovare un dentista che gli possa estirpare il dente e con esso il dolore. Nel percorrere una scorciatoia, indicatagli da un operaio, finisce per incontrare Mariam, una giovane ed avvenente abissina che si sta bagnando nelle acque di un torrente. Il tenente – questo è il grado del protagonista – ha in Italia una moglie che ribadisce più volte di amare e nello zaino porta le lettere di questa corrispondenza amorosa, ma questo amore non gli impedisce di desiderare fino allo stupro la giovane indigena. Uno stupro che il tenente-narratore quasi cerca di giustificare in un presunto gioco di ruolo in cui la donna deve inizialmente negarsi e l’uomo forzarne la resistenza. Da questa violenza nasce una qualche forma di rapporto decisamente sbilanciato, in cui l’uomo, bianco e colonizzatore, ha un ruolo decisamente dominante e determinante. Più volte afferma, dopo il rapporto, di volersene andare (ottenuto il piacere nulla teoricamente lo lega alla ragazza). Avvinto dalla bellezza della donna, finiscono per passare insieme la notte, sulla scorciatoia, vicino al fiume, non lontano dalla boscaglia. Nella notte un rumore di un animale attira la sua attenzione. Impaurito impugna la pistola e segue il rumore e finisce per sparare più colpi all’ombra. Un colpo almeno, rimbalzando su un masso finisce per colpire Mariam al ventre. La ferita è devastante, almeno nel racconto del tenente, e la sofferenza della ragazza sembra essere insopportabile. A questo punto il tenente prende una decisione terribile: le sparerà un colpo di grazia per mettere fine alle sue sofferenze. Lo farà coprendole il viso col bianco turbante che portava avvolto in testa. Dopo l’omicidio, getterà il cadavere in un crepaccio e lo ricoprirà di pietre e di arbusti per impedire alle iene e agli eventuali soldati di passaggio di scoprire il cadavere e la dinamica della morte della giovane.

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La poesia necessaria di Carmine De Falco

3 giugno 2021

Recensione di Enrico Cerquiglini

No, Meduse di Dohrn non è un libro facile, consolante e rassicurante. È invece quel pugno in testa che Kafka chiedeva ad un libro per svegliarci. Per svegliarci dal sonno in cui siamo caduti, vittime degli effetti speciali che hanno finito per trasformare la vita in una fiction girata da registi sadici e interpretata da attori non professionisti (ma attenti cultori del sé) e da cyborg sempre più macchina, sempre meno umani, sempre più vicini ad affrancarsi dal corpo come trappola di sensi e sentimenti, sempre più pura ragione destinata ad autoriprodursi, a continuarsi oltre le obsolete regioni della morte, come la medusa di Dohrn del titolo.

In questa raccolta Carmine De Falco ha unito tre sezioni (Poesie dei dopo disastri annunciati, Quadre danesi e Sature) che rappresentano fasi diverse di scrittura e contenuti. Nelle Poesie dei dopo disastri annunciati troviamo la realtà distopica del prossimo futuro, che si sviluppa dalle attuali contraddizioni irrisolte: la tendenza umana a rimandare le decisioni importanti, a non rinunciare al dannoso superfluo, a sottovalutare la portata di fenomeni già in atto e destinati a diventare nei prossimi decenni incubi quotidiani con cui convivere, tra adattamento (fin dove è possibile) e proiezione apocalittica del post-umano.

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“In un romanzo il Paese e la sua deriva”, recensione di Nicola Vacca

1 giugno 2020
In foto Nicola Vacca

Riporto la recensione di Nicola Vacca del mio Qualcosa è andato storto apparsa il 18 maggio sul blog Zona di Disagio

La letteratura che racconta questo sciagurato Paese con lucidità e chiarezza, con uno spirito di denuncia schietto e senza filtri, non ne vedo troppa in giro.

I narratori italiani, almeno la maggior parte sono sempre occupati a confezionare storie per i loro libri fabbricati da dare in pasto al mercato che può contare su lettori non sempre esigenti.

Questo accade spesso nella patria malata delle nostre lettere, basta dare un’occhiata alla classifiche dei libri più venduti per farsi prendere dallo sconforto.

Per fortuna esiste una narrativa che resiste e scrittori che scrivono romanzi perché vogliono dire quello che realmente pensano, infischiandosene del mercato e degli editor.

Mi è capitato tra le mani Qualcosa è andato storto, il romanzo di Enrico Cerquiglini.

Non conoscevo questo autore. Enrico gentilmente mi ha mandato in lettura il suo libro e così attraverso la sua scrittura ho imparato a conoscerlo.

Un romanzo polifonico, politico,  crudo e a tratti spietato in cui il suo autore con una scrittura precisa e tagliente ha cercato di rappresentare la dissoluzione di un paese, inteso sia come microcosmo che come metafora dell’Italia e dell’Occidente stesso. Se c’è un paese in cui più di qualcosa è andato storto, questo è il nostro.

L’autore è riuscito benissimo a raccontare lo sfacelo di una Repubblica che sta perdendo pezzi. Lo ha fatto scegliendo un impianto corale.

In seicento pagine troveremo storie di persone, di partenze e di ritorni, tuffi nel passato, smarrimenti nel presente

Ci troveremo davanti al ritratto di un’umanità dolente che ha perso il senso dell’appartenenza e il senso della Nazione, uomini e donne con i loro problemi quotidiani, sociali e economici che si muovono come anime morte in un presente senza più ideali né punti di riferimento.

I destini individuali dei numerosi personaggi senza nome si intrecciano con la storia politica e sociale del nostro Paese, e Cerquglini con un disincanto carico di analisi introspettiva ci racconta la dissoluzione italiana e di noi che ci stiamo perdendo con tutta la nostra capacità di essere popolo.

Qualcosa è andato storto è un libro complesso e dentro le sue numerose storie di persone che partono da un punto geografico vago per perdersi nelle mille direzioni della vita, ci siamo tutti noi con le nostre storie di esseri umani fragili e di italiani, che assistiamo impotenti alla dissoluzione del nostro Paese. E se qualcosa è andato storto, la colpa prima di tutto è principalmente nostra.

(Enrico Cerquiglini,  Qualcosa è andato storto,  Porto Seguro editore , pagine 610, € 15,90)

Ezio Valecchi: si è spenta la voce del poeta contadino

10 settembre 2014

ezio_valecchi

Quando muore un poeta il mondo diventa irrimediabilmente più povero. Lo diventa ancora di più se a lasciarci è l’ultimo grande, vero poeta del mondo contadino: Ezio Valecchi. Nato il 22 giugno 1923 a San Lorenzo di Trevi, Ezio se n’è andato ieri, 9 settembre 2014 a Spoleto. Con lui scompare la voce dialettale, la voce dei senza voce, di coloro che hanno irrorato le terre di sudore e sangue, che hanno conosciuto la miseria e lo sfruttamento assoluto, che hanno disegnato il territorio con le mani e con gli animali, che hanno vissuto senza la luce di nessun riflettore, che parlavano una lingua che ai più può sembrare aspra, dura, senza poesia. Eppure la lingua di Ezio Valecchi è una lingua viva che ricorda fiati vinosi, facce scavate, mani callose e dure, gesti antropologicamente scomparsi, battute feroci, parole dirette non mediate da scuola e televisione.

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Calpestare l’oblio – Perché si attacca un e-book di poesie?

2 febbraio 2012

Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare
così stanno bruciando il mare.

(Lucio Dalla, da Com’è profondo il mare)

La poesia italiana degli ultimi anni sta mostrando una forte sensibilità civile ed essendo questa la forma d’arte meno omologata e omologabile meglio si rapporta coi mutamenti in atto, meglio li indaga e li stigmatizza. In questo suo essere nella realtà, e scevra da padroni, seguendo il “nulla al ver detraendo”, libera da pastoie commerciali ed editoriali, rappresenta un’arma dalle immense potenzialità.

In Calpestare l’oblio c’è una tendenza nuova di ritorno al “documento”, verso ciò che non deve essere qualificato come “prodotto d’arte” e può perciò sottrarsi al mercato. La violenta reazione a cui è andata incontro l’antologia testimonia questa sua pericolosa libertà di denuncia e di sottrazione alle esigenze di una “cultura”oggi forzata alle semplificazioni e al revisionismo. La fame di realtà che non dev’essere svezzata. La via che conduce a una vera comprensione della poesia è sbarrata, perché passa attraverso la cultura, oggi biodegradata nella de-umanizzazione degli spettatori/scolari/lettori della stampa. In un sistema pianificato come quello attuale in Italia ogni intervento è pericoloso quando si propone come strumento di verità e non di propaganda. (more…)

Alberto Mario Moriconi: un grande poeta se ne’è andato

2 febbraio 2012

Alberto Mario Moriconi se n’è andato. Piango un poeta, tra i maggiori del ‘900, piango un uomo che amavo come un padre, che parlava ad alta voce scandendo le parole per essere sempre chiaro.
L’avevo sentito pochi giorni or sono. Gli avevo accennato del parco letterario che si sta predisponendo a Città della Pieve e dei suoi testi che avrei inserito. Era raggiante come un adolescente, entusiasta come un poeta che vede realizzare parte di un suo sogno. (more…)

La scomparsa di Angelo Ferrante

2 febbraio 2012

È ben triste doversi svegliare e pensare che Angelo Ferrante non è più con noi! È triste e doloroso per i suoi cari, lo è per me che ho avuto la fortuna di averlo come Amico, è triste e doloroso per la poesia che ha coltivato fino all’ultimo. Ora che non c’è più e il dolore morde, anche le parole si gelano e si sottraggono alla coscienza.
Riposa amico mio, la vita che corre nei tuoi versi non teme la morte.

e.c.

Di seguito riporto la mia recensione a Dentro la vita (Moretti & Vitali, 2007) pubblicata su “La clessidra” (1, 2009).

Angelo Ferrante poeta viene da lontano. Già nel 1983, con Segni, mostrava di dominare la materia con estrema disinvoltura, inserendosi nel filone dello sperimentalismo linguistico (sperimentalismo non avanguardia!) alla ricerca di un dire che non fosse una pedissequa imitazione dei classici italiani e stranieri.
Lo sperimentalismo ha attraversato gran parte della produzione di Ferrante raggiungendo il suo culmine con Reperti fonici (Anterem, 2000), opera in cui significato e significante si fondono in strutture inedite e dense di materia e realtà.
L’approdo ad una versificazione, apparentemente più in linea con la tradizione italiana, si è avuto con Racconto d’inverno (Manni, 2002) Senso del tempo (Book, 2003) e Lessico privato (Stamperia dell’Arancio, 2004) e si è riconfermato con questo Dentro la vita edito da Moretti & Vitali, nel 2007, nella collana Fabula. (more…)

Lacerti critici

2 febbraio 2012

Enrico Cerquiglini

Lacerti critici
pubblicato su http://www.lulu.com

L’edizione è disponibile in due formati, cartaceo a € 10,00 e PDF gratuito.
Ho voluto raccogliere alcuni dei miei scritti critici per evitarne la dispersione. Già ora fatico a ritrovare le cose che ho scritto e, con gli anni, le amnesie rischiano di farsi più frequenti, amnesie e rimozioni: in/consci pericoli sempre in agguato. Sono interventi di varia lunghezza e approfondimento: alcuni sono saggi veri e propri, usciti su riviste o in Atti di convegni; altri sono appunti, notazioni, riflessioni… che rappresentano in parte il mio pensiero sulla cultura e, particolarmente, sulla poesia.
Si tratta di saggi su: Charles Bukowski, Paolo Volponi, Pier Paolo Pasolini, Angelo Ferrante, Alberto Mario Moriconi, Umberto Eco, Sandro Penna, Umberto Cerquiglini e Francesco Guccini; recensioni e notazioni critiche su: Ezio Valecchi, Francesco Curto, Renato Morelli, Maurizio Terzetti, Goffredo Fofi, Leonardo Mancino, Alessandro Ansuini, Vittoria Bartolucci, Stefano Lorefice, Gennaro Grieco, Stefano Giometti, Gaetano Longo, Jacopone da Todi, Domenico Adriano, Francesco Accattoli, Riccarda Barbieri, Gian Pietro Barbieri, Emilio Coco e Enzo Siciliano.

IL MONDO DELLE ANTOLOGIE E ATTUALITA’ DEL SELFPUBLISHING di Mario G. Gabriele

2 febbraio 2012

IL MONDO DELLE ANTOLOGIE

di Mario G. Gabriele

Antologizzare un periodo della nostra letteratura, pone ai curatori non pochi problemi di coscienza e di comportamento critico informativo, specie quando l’esame ermeneutico colloca in una zona di invisibilità autori validi e di lunga militanza, esautorati da una regia manageriale rivolta sempre di più al profitto che alla realtà storica presa in esame.

Nel suo fortunato -Repertorio della poesia italiana contemporanea: Febbre furore e fiele, Mursia, 1983 – Giuseppe Zagarrio pone in essere un principio etico di chiara rilevanza, che dovrebbe funzionare da password per molti critici interessati a redigere – storie letterarie -. Infatti, nella sua relazione conclusiva, Zagarrio dichiara che “Le antologie si fanno (si sono sempre fatte e si faranno) così come i codici della giustizia, i partiti della libertà, le chiese della fede religiosa, le città perfette dell’utopia sociale: è il segno oggettivo della loro necessità e dunque anche della loro utilità. Sempre che non pretendano di essere strumenti esaustivi della realtà e soprattutto non diventino operazioni politicamente interessate di restaurazione, di frenaggio”. Quindi “no all’antologia per quel che è di elitario, parziale, autoritario, e sì alle tante, tantissime antologie in funzione di quel no”. (more…)

Il corpo e le ceneri di Pasolini. Sannelli letto da Pancamo

2 febbraio 2012

Massimo Sannelli, «Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini», Fara Editore, Santarcangelo di Romagna, 2006, pp. 196, € 12,00, ISBN 88-95139-00-3

A luglio del 2006, è uscito a Santarcangelo di Romagna un saggio intitolato Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini. Si tratta indubbiamente di un volume esemplare, il cui autore (il critico e poeta Massimo Sannelli) investe ed investiga con intensità amorosa – di sicuro filiale – un accadimento chiave, consumatosi all’idroscalo di Ostia Lido nel 1975, quando Pier Paolo Pasolini perì in circostanze controverse, e a tutt’oggi da chiarire a pieno, nelle quali Sannelli, dopo aver confrontato le opere dello scrittore bolognese con le cronache giornalistiche del delitto, scorge il compiersi annunciato, se non forse ineluttabile, di un destino tanto mi(s)tico quanto presumibilmente cri(s)tico. È dunque la morte di Pasolini una resurrezione sottotraccia, deputata a configurarsi come focolaio di purificazione o, magari, contagio sublime da propagare salvifico ad un’intera società in crisi? Sannelli ne sembra convinto: (more…)