La faccia triste dell’America

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Foto di Misha Gordin

In questi due giorni, dopo le elezioni presidenziali vinte da Donald John Trump, mi è capitato di leggere cose al limite del surreale. Qualcuno ha anche tirato in ballo il sistema elettorale americano, giudicandolo inadeguato in quanto il vincitore, in termini di voti, avrebbe raccolto più consensi della sconfitta, non tenendo minimamente conto della natura federalista degli Usa, né tantomeno della singolarità della vita democratica statunitense. Il sistema elettorale americano ha sempre puntato a creare un equilibrio tra i vari stati della federazione e questo equilibrio ormai regge da svariati decenni e nessuno si è mai sognato, magari per interesse di partito, di introdurre riforme orripilanti come i nostrani porcellum o italicum. Regole certe e condivise hanno permesso agli Usa una stabilità ben più che consolidata. Inoltre il sistema americano ha dei contrappesi (funzionanti) al potere del Presidente. Capisco che la smania delle riforme costituzionali abbia contagiato tutti nella nostra penisola, ma consigliare agli Usa come debbano esercitare il diritto di voto mi sembra una paradossale idiozia. Noi, paese in cui la democrazia non ha mai abbarbicato, dovremmo indicare agli Stati Uniti come dovrebbero fare? Ma chi afferma questo ha idea di come funzionano il porcellum e l’italicum?bangladesh-10-02-09-megacities8_2964458_708347
Si afferma inoltre che avendo votato solo il 55,6% degli americani in realtà Trump avrebbe ottenuto solo il voto di poco più di un quarto dell’elettorato. Ma anche per Obama, al secondo mandato, la percentuale dei votanti fu pressappoco simile, come per tanti altri presidenti.

Capisco benissimo che Trump non sia affatto tranquillizzante – ha tutte le caratteristiche peggiori tipiche dei luoghi comuni sugli wasp americani più altre che sono peculiari del personaggio – ma il Partito democratico chi gli ha contrapposto? Un personaggio nuovo capace di dare risposte alle diseguaglianze che dilaniano gli Usa? Un candidato capace di progettare un futuro fuori dalla becera retorica del politichese? Un rappresentante che non fosse portavoce dei poteri dominanti? No. Il Partito democratico ha proposto un dejà-vu, una candidata che aveva un solo pregio, quello di essere donna. Per il resto era in assoluta continuità con quanto di peggio gli Usa hanno espresso in questo ultimo quarto di secolo (crisi economica compresa).
L’unica cosa che avrebbe potuto fare Obama per far vincere la Hillary Diane Rodham Clinton, era una riforma del sistema elettorale, magari prendendo spunto dall’italicum corretto con un premio/bonus alla candidata donna.
Molti americani, piuttosto che votare un tizio che si dice di sinistra (magari liberal) e porta avanti politiche della peggiore destra, hanno votato direttamente un tizio che si dice di destra e riassume in sé tutto della peggiore destra. E non venitemi a dire che destra e sinistra non esistono più. La sinistra, intesa come forza che fa proprie le istanze dei ceti subalterni, non esiste più. Si è estinta, si è suicidata inseguendo i miraggi della globalizzazione, rendendosi subalterna alle multinazionali e ai colossi della finanza. La destra invece esiste, eccome se esiste. È trionfante in tutto il pianeta, anche laddove sventola bandiere che riportano simboli di una sinistra che fu, e gli strumenti che usa vanno da quelli del primo ottocento (sfruttamento feroce, salari da fame, strumenti repressivi) nei paesi “in via di sviluppo” a quelli più raffinati, ma non meno feroci, della massificazione e della distruzione dell’individuo (nei paesi cosiddetti avanzati).

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