Perché si invoca la guerra contro gli attentati di Parigi?

Attentato

Non mi piace questa confusione, questo mescolanza di frammenti di emozioni, di pulsioni, di ideologie e sfoghi.
Parigi ha subito di notte una vera e propria azione criminale mirante a colpire gente inerme, gente che aveva l’unica colpa di trovarsi in luoghi di svago e divertimento (teatri, ristoranti, stadio, ecc.). Questo attentato va condannato senza riserve di sorta.
La Francia, come tutto l’Occidente, ha grosse responsabilità sulla destabilizzazione del mondo islamico.
La genesi dell’Isis è tutt’altro che chiara: com’è nato? Con quali armi combatte? Chi gliele fornisce? Chi lo finanzia? Quali sono i suoi obiettivi? Per chi combatte e in nome di chi? Chi ne addestra le truppe? È davvero la costituzione del califfato il suo obiettivo?
Questi terribili attentati fanno crescere un atteggiamento di diffidenza se non di forte avversità nei confronti del mondo islamico, finendo quasi per identificare milioni di islamici come potenziali terroristi. Molti gettano benzina sul fuoco alimentando una tale identificazione, cercando di far nascere (o rinascere) l’idea di un inevitabile scontro di civiltà.
Già troppi parlano di guerra. Di guerra di fatto. Eppure sappiamo bene tutti che l’unica guerra che si vince è quella che si evita.
Dobbiamo, come Occidente e come eredi della cultura illuministica, capire che il nostro modo di confrontarci con le realtà extraeuropee deve essere rivisto in senso egualitario e non con la supponenza data dalla superiorità militare. Liberté, Égalité, Fraternité devono essere le parole d’ordine di questo nuovo corso, devono essere trasformate da slogan scolastico in realtà storica, rimediando alle profonde ingiustizie di cui i nostri stati si sono resi protagonisti nel passato remoto e recente.
Gli attentati non devono portarci ad un’autoassoluzione – sarebbe un assurdo punto di partenza – ma a guardare alla nostra società e al nostro modo di vivere con senso critico, deponendo ogni presunta superiorità e disponendoci a ridisegnare un mondo senza gli attuali squilibri. La guerra non è lo strumento per far questo. Né il chiudersi a riccio ad autocommiserarsi.
Incitare alla guerra, usare toni apocalittici, rappresenta un insulto alle vittime di Parigi. Una guerra moderna – lo sappiamo tutti – fa molte più vittime tra i civili che tra i militari ed evocarla equivale a chiedere altre vittime innocenti.
Costruire la pace e la giustizia sociale: questo è quello che invocano i popoli del mondo intero; chi vuole imporre la guerra (più o meno santa) sa benissimo che non lo fa per risolvere i problemi ma per alimentare una spirale di violenza in nome della quale si può imporre di tutto.
Il terrorismo è un crimine ed i frutti li piangiamo oggi, ma anche armare la mano dei terroristi è un crimine, così come è un crimine la guerra.
I crimini vanno condannati tutti, senza se e senza ma, ma combattere un crimine con altri crimini non risolve alcunché.
Questo è il momento del dolore, della rabbia ma dolore e rabbia non debbono accecarci. Dobbiamo ragionare seriamente e senza cadere nelle trappole di chi ci vuol trascinare nell’inferno di una guerra che ci farebbe ricadere nella peggiore barbarie.

Annunci

Tag: , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: