Svolta nel PD: la destra è nostra!

Autore: Joe Mabel

Autore: Joe Mabel

L’inquietante spettacolo a cui abbiamo assistito in occasione dell’elezione del nuovo (vecchio!) Presidente della Repubblica, mostra in maniera inequivocabile quanto la democrazia e la sinistra italiana siano caduti in basso. Il deterioramento della democrazia non è cosa d’oggi: sono venti anni che viene coniugata e piegata agli interessi di una oligarchia consolidata, con il tacito accordo di buona parte delle istituzioni del paese. La Sinistra, ricostruitasi una verginità attraverso una serie di acronimi, e di alberi e fiori (PDS, DS, PD, quercia, ulivo, margherita, garofani appassiti, ecc.), ha smesso di essere riferimento della classe operaia (questa è stata abbandonata come una nave alla deriva) ed ha elaborato finissime strategie per consolidare il potere locale e per conquistare il potere a livello nazionale. Le finissime strategie si basavano sostanzialmente su due punti abbastanza chiari: la fedeltà tradizionale della base (ex-comunista o ancora comunista) e la conquista della visibilità nei media. Abbiamo assistito, in questi anni, a straordinarie pagliacciate nei vari talk-show in cui si parlava di tutto senza fare mai nulla, si stilavano ricette che mai sarebbero state applicate, si parlava di questioni sociali e si finiva per battibeccare con l’interlocutore di turno. Nel frattempo i finissimi strateghi portavano a compimento la fusione tra Margherita e DS in una sigla (PD) che tutto indica meno che un partito, stendiamo un velo di silenzio sulla sua democrazia interna. Mentre queste finissime manovre erano in atto, il nuovo soggetto plurale (mille correnti che non compongono un rigagnolo) ha rotto definitivamente il rapporto che seppure esilmente lo legava ancora alla base (parte operaia, parte piccolo borghese, parte post-operaia, precaria, parte ambientalista) per non dispiacere alla borghesia, alla Chiesa, agli elettori di centro, ai poteri forti, alle banche, agli imprenditori, all’Europa, ecc.
Anche quando i risultati elettorali ponevano di fronte a sconfitte ingiustificabili, la colpa finiva per cadere sempre sull’elettorato che non aveva capito la straordinaria portata della proposta del centro-sinistra. Una presunzione che non ha eguali in Occidente!
Come presuntuosi sono gli intellettualoidi di area, sempre pronti a giustificare con bizantinismi e filosofemi le bizzarrie politiche di Bersani & Co., sempre pronti ad invitare a turarsi il naso e votare per quello che fu il “gran partito”, sempre pronti a sostenere alleanze per evitare fratture sul “fronte della Sinistra”, sempre ideologicamente incapaci di leggere la realtà, di interfacciarsi con i problemi che il cittadino quotidianamente deve affrontare, sempre convinti che il cittadino che non si uniforma alle loro idee sia un cittadino sbagliato, sviato, distratto. Mai una seria autocritica, mai un passo indietro, mai un briciolo di umiltà. Del resto anche gli intellettuali “tengono famiglia” e vendere sul mercato il proprio cervello, o quel che resta, fa parte dell’apertura al liberismo buono. No?
Negli ultimi anni non c’è stato un solo problema sociale o ambientale che abbia visto il PD a fianco di chi avanzava riserve, di chi si opponeva ad evidenti soprusi. Coloro che facevano notare quanto il PD si allontanava dai problemi reali delle persone veniva bollato come provocatore, diffamatore, oppositore interno, infiltrato, ecc. e veniva messo ai margini, in una specie di mobbing politico, e additato come un inaffidabile, uno da cui stare alla larga, un populista, ecc.
Abbiamo così assistito al PD che si allontanava dalla realtà e dalla Sinistra finendo per diventare una specie di Democrazia cristiana senza un elettorato democristiano ma con decine di correnti e correntine legate a personalismi e rivalità ataviche. Un partito litigioso ai vertici e con una base quasi anestetizzata, tenuta assieme da una formula impolitica e vuota: l’antiberlusconismo.
Che il PD sia antiberlusconiano non lo può credere nessuno, che sia il più affidabile alleato di Berlusconi sembra ormai chiaro ai più. L’antiberlusconismo è complementare al berlusconismo, esiste in un’ideale contrapposizione mediatica, ma è priva di senso nella realtà. Molti che nel PD esistono, esistono solo perché esiste Berlusconi e qualora Berlusconi scomparisse dall’orizzonte politico scomparirebbero di conseguenza. L’antiberlusconismo è insito nel berlusconismo, ne è parte ed ha finito per trasformare gli uomini di partito della sinistra italiana in macchiette spesso patetiche e imitanti l’originale arcoriano, sia nella gestione dei media, sia nel mettere a tacere la realtà. Una battuta efficace televisivamente finiva per diventare tormentone politico mentre il paese sprofondava in un baratro senza precedenti.
Il berlusconismo degli antiberlusconiani, acclamato dai media adoranti l’audience, ha portato ad una classe dirigente capace di muoversi bene negli studi televisivi ma assolutamente incapace di affrontare i reali problemi, un gran parlarsi addosso e nessun contenuto di fondo, nessuna risposta seria, nessuna proposta degna di nota. Come se non bastasse, il PD ha finito per appoggiare un governo tecnico che è stato capace di infliggere colpi devastanti ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, a coloro che sono sempre stati fiscalmente fedeli senza minimamente intaccare i privilegi della casta politica e la ricchezza vera, quella sminuzzata in centinaia di società di comodo, delocalizzata in paradisi fiscali e a volte di provenienza più che sospetta; ha inoltre avallato l’introduzione dell’IMU che ha finito per salassare i soliti, gettando spesso le famiglie nel panico e nel terrore di non riuscire a far quadrare i conti con le ben misere entrate.
L’esito delle elezioni di febbraio ha finito per sorprendere i quadri dirigenti. “Come si fa a non votare un partito composto da uomini così intelligenti? Come si fa a votare uno come Grillo o ancora Berlusconi?”, si sono domandati in molti. La risposta è molto semplice e il PD se l’è data da solo in occasione del tentativo di Bersani di formare un Governo e ancora più platealmente nelle ridicole alchimie per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Nel primo caso Bersani ha cercato di far ricadere sul M5S la responsabilità di non essere in grado di formare un Governo. Gli “otto punti” dello smacchiatore di giaguari sarebbero stati subito impallinati e fatti fuori dal fuoco amico, dalle alleanze trasversali, dai giochetti di prestigio romani, da franchi tiratori, dalle correnti e dalle congreghe e l’azione politica del M5S ridicolizzata dalla presunta ingenuità. Il tentativo di eleggere un nuovo Capo dello Stato è stata una vera e propria farsa che ha mostrato, se ce ne fosse stato bisogno, l’inadeguatezza dell’intera classe dirigente del PD e l’incapacità di gestire un gruppo di eletti che sentono l’appartenenza al PD come l’iscrizione al Circolo del dopolavoro. In due votazioni inquietanti sono stati bruciati due pezzi della storia del centrosinistra italiano: Marini e Prodi. Nomi che certo non indicano il cambiamento ma che rappresentano la storia del PD, dell’Ulivo. Bruciare l’uomo che per due volte ha sconfitto Berlusconi vuol dire solo una cosa: “non possiamo, noi antiberlusconiani, eleggere un uomo che è sgradito a Berlusconi e ai suoi”.
Ormai in pieno stato di confusione, Enrico IV Bersani, si è recato a Canossa da Napolitano a palesare la sua incapacità nella gestione degli eletti e a chiedere il suo estremo sacrificio per una rielezione, magari protempore.
Tutto questo mentre dalla base (quella che è rimasta) e da gran parte della sinistra si levava il nome di Rodotà. Ma Rodotà avrebbe rappresentato una discontinuità con la direzione intrapresa dal PD, una scelta di sinistra che rischiava di pregiudicare i buoni rapporti tra PD e PDL, tra Chiesa e PD, tra CL e PD, tra poteri forti e PD, ecc. Quindi il migliorista, onde evitare scivolamenti a sinistra o caos ulteriore, si è immolato “in nome del bene superiore del paese”.
La nuova presidenza Napolitano ha aperto le porte, per il bene del paese; ad un esecutivo guidato dal nipote di Gianni Letta e, scorrendo l’elenco dei ministri, benedetto da Berlusconi e dall’apparato PD(cristiano): un Governo da far durare fino a quando le questioni giudiziarie del vecchietto di Arcore non torneranno alla ribalta.
Che resta del PD? Che resta della Sinistra? Che futuro potrà avere il PD, e la Sinistra?
È inverosimile che si vada verso una fusione tra PD e PDL? Berlusconi è alla fine della sua carriera politica e, magari nominandolo senatore a vita, lascerà presto la guida del suo partito personale liberando milioni di elettori. Non sarà certo Alfano ad incendiare gli animi dei berluscones e continuare l’operato del vecchietto di Arcore. Il vero erede naturale è Matteo Renzi: l’unico capace, col suo frasifattismo, di raccogliere consensi bipartisan e di superare le vecchie divisioni “ideologiche”. Da una parte è visto come l’ideale continuatore del cavaliere e dall’altra come colui che riesce a dare un volto nuovo al centrosinistra italiano, un volto più berlusconiano e meno operaistico, aperto alla finanza e non alle lotte sociali, allineato a Marchionne e non a Landini, amico di Confindustria più che dei sindacati (che chiamarli così in Italia è un eufemismo!). L’uomo dei giovani che propone Amato e gongola per Napolitano, che riempie di fonemi il nulla, che parla e straparla senza dire assolutamente nulla. Uno che funziona in televisione e che crede che solo la televisione può legittimare politicamente. Un Berlusconi figlio del berlusconismo, che si dice di sinistra ma che ama ed è amato dalla Destra. Avremo forse un nuovo acronimo: PDDDL, Partito democratico di destra e della libertà?

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3 Risposte to “Svolta nel PD: la destra è nostra!”

  1. salvatore bartolomeo Says:

    e tanti coglioni ancora li votano. unica verita di berlusconi.

  2. koba46 Says:

    Condivido le tesi sostenute nell’articolo ma l’analisi va fatta fino in fondo per cui direi che tutto questo sfacelo e’ cominciato dal migliore che aveva gia’ gettato le basi che hanno portato a quest risultati che erano quindi gia presenti in nuce nel riformismo che e’ stato la causa prima di tutto cio’ che poi e’ successo.

  3. koba46 Says:

    Per quanto riguara Landini direi che e’ anch ‘esso funzionale al sistema in quanto pensa agli artigiani e non si domanda chi si nasconde dietro questa parola se non dei novelli Kulaki e si occupa anche dei padroni delle ferriere ,non si deve avere nessuna indulgenza verso costoro sono nemici di classe i cui interessi sono contro gli interessi della classe operaia che quindi non puo’ sperare di migliorare la propria condizione se non sopprime la causa della propria schiavitu’ salariata! I padroni pensano da soli ai loro interessi i proletari o lavoratori salariati pensino da soli ai propri e non siano loro ad ingrassare i padroni che cosi possono ricattarli per l’eternita’. Salario di cittadinanza per tutti i proletari ricordando che il capitale si contrappone al lavoro come non lavoro.

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