La strategia del gambero larmoyante

Autore: Carlos Latuff

In principio fu Marchionne, poi venne Monti, poi la larmoyante ministra Fornero. Cominciarono col dirci che gli accordi di Pomigliano rappresentavano un unicum, che non sarebbero stati estesi ad altri stabilimenti, ecc. In breve: bisognava rinunciare a dei diritti, ma solo in via eccezionale. La via eccezionale – Pomigliano docet – è diventata regola con qualche aggiustamento per renderla più cocente e cogente. Per rientrare in fabbrica è necessario non aver in tasca la tessera della Fiom, che ha osato opporsi al potere di chi può ciò che vuole. Poi, dopo la tragicommedia burleskoniana, è arrivato il neo senatore professore bocconiano prestigioso stimato in Europa, Asia, Africa, Oceania, America, Marte, Nettuno, Giove, Mercurio, con l’alto incarico di salvare il paese dal baratro, di traghettare gli scettici italici verso il futuro. Con la voce professorale ci ha spiegato che per il nostro bene doveva tartassarci, che per combattere l’evasione bisognava che i non evasori pagassero più tasse, che per tagliare gli sprechi bisognava contrarre i consumi, che per colpire i privilegi bisognava assestare un duro colpo ai non privilegiati: probabilmente un’abile strategia per non farsi capire subito dai privilegiati! Quindi una pioggia di accise, tasse, Imu e un sostanziale ritocco allo stato sociale. Poi è stata la volta della ministra larmoyante, impossibilitata a pronunciare la parola “sacrifici” ma decisamente avversa ai privilegi dei lavoratori. Già, con la ministra abbiamo scoperto che i termini “privilegi” e “diritti” sono sinonimi. Quindi i politici hanno i diritti e i lavoratori i privilegi. Pertanto i privilegi andavano tagliati in nome dell’equità e dell’Europa. Una bella mazzata sui lavoratori e sulle pensioni (privilegio, la pensione, intollerabile), sugli esodati (biblici sfigati), sull’età pensionabile (meglio post-mortem). Quindi è venuto il turno dell’Articolo 18: togliere qualche privilegio ai lavoratori per garantire i diritti degli imprenditori. Figuriamoci che gli operai vorrebbero non essere licenziati, vorrebbero, udite udite, mantenere il privilegio del lavoro.
I primi a cadere sotto la scure sono stati i privilegiati del settore privato. Ora, secondo la larmoyante, bisogna togliere i privilegi al settore pubblico, in nome dell’equità, dell’Europa e dell’abbattimento dei privilegi. Di questo passo si spera che attacchino i privilegi dei malati che vorrebbero le cure, degli affamati che vorrebbero mangiare, dei disoccupati che vorrebbero il lavoro, dei senzatetto che vorrebbero una casa…

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