A chi fa paura Grillo?

Foto di Lucarelli

La politica italiana è così arroccata a difesa di se stessa che finisce per non riuscire a cogliere quelle che sono le esigenze del popolo (o gente, secondo l’accezione qualunquista di Berlusconi). La distanza è ormai siderale: da una parte sta la realtà con la sua tragica quotidianità e dall’altra sta l’irrealtà di chi si è nutrito di privilegi e si è abituato a considerarsi al di sopra della marmaglia. Nell’irrealtà si è posizionata la politica italiana almeno degli ultimi due decenni. La gente/popolo chiedeva delle cose e la politica, ignorando che la sovranità costituzionalmente appartiene al popolo, agiva, seguendo direttive di ben altri poteri, molto spesso in direzione opposta rispetto a quella chiesta precipitando colpevolmente – se in buona fede la cosa è ancora più grave – il paese nella crisi che stiamo vivendo. Questi anni sono stati caratterizzati, in modo bipartisan, da politiche economiche al limite dell’incoscienza, da scelte ambientali scellerate, da tagli indiscriminati ai settori portanti del paese, da scelte culturali inneggianti all’escrementizio e alla prostituzione fisica e mentale, da un’informazione servile e asservita. L’elenco potrebbe continuare a lungo ma rischierebbe di essere noioso e per di più noto a tutti. La pochezza della classe politica è sotto gli occhi di tutti, le differenze tra quelle che, con definizione del secolo scorso, venivano chiamate Destra e Sinistra si sono praticamente annullate. Entrambi gli schieramenti vogliono la stessa cosa ma spesso non hanno chiaro cosa sia questa “cosa”. Nei dibattiti televisivi al nulla si contrappone il niente, al vuoto di idee il caos mentale. Sembrano vittime di qualche sindrome di estinzione presunta e prevista, che serpeggia nell’aria. Sembrano ombre senza più corpi, senza l’arroganza dei giorni migliori, senza la presunzione di avere soluzioni a portata di mano. Si aggrovigliano nelle parole, si giustificano, si imbarazzano, sotto sotto si vergognano, millantano, ciarlano, balbettano, cercano battute di spirito che gettano nello sgomento. Sentendoli parlare ci si meraviglia come possano ancora raccogliere consensi. Sono ormai sotto la soglia della decenza, imbarazzanti come gli pseudo giornalisti che fingono di incalzarli. Né sul terreno sindacale le cose vanno meglio: accettano delle condizioni di lavoro al limite della violazione dei diritti umani, riforme dello stato sociale che sono dei veri e propri espropri di diritti basilari; e lo fanno in nome di cosa? Per quali fini? In base a quali idealità?
Ma se all’orizzonte appare un Grillo che dice cose reali e propone da anni un piano per il cambiamento del paese, ecco che la politica si rianima, trova un nemico contro cui coalizzare gli elettori. Ecco il parolaio, il capopopolo, il demagogo, il qualunquista, il violento, l’antipolitico, il comico, il buffone e chi più ne ha più ne metta.
Il vero dramma è che Grillo non fa battute, ma riporta i comportamenti di quelli che lo accusano di essere comico. Comica, anzi spessissimo, ridicola è la posizione dei nostri politici di fronte ai problemi, alle nomine, alla gestione del denaro pubblico. Ridicola e tragica.
Abbiamo sperimentato in questi anni gli effetti della comicità dissennata, ridicola e tragica dei politici destrorsi e sinistrati e ci stiamo facendo i conti. Possono costoro dirci chi è un demagogo? Ma si sono mai specchiati? Possono darci lezioni di politica ed economia? E in questi anni che hanno fatto? Dov’erano? Che facevano? Per chi lavoravano? Con quale etica?
Non credo che Grillo sia la soluzione per il Paese, ma so che loro ne sono problema, quello vero.

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